sabato, novembre 12, 2011

niente brindisi


Son alleviato dalle dimissioni di Silvio Berlusconi. Oramai isolato dal mondo, alienato, l'ex-Presidente del Consiglio non aveva più nessuna presa sulla realtà. La sua insistenza dell'ultimo anno nel rimanere al potere, senza affrontare i problemi, non ha fatto che affossare ulteriormente il paese.

Detto questo, e rallegrandomi per la fine di una lunga e dolorosa agonia politica, penso che stasera non convenga brindare, primo perché quando il paese brucia non v'è niente da brindare. Secondo perché io non voglio avere niente in comune con coloro che festeggiavano la caduta del governo Prodi, a botte di mortadella e spumante. Non è quello il paese che volevo. Non è quello il paese che voglio.

ciao

giovedì, ottobre 06, 2011

oscenità



Quando mi è arrivato l'SMS dicendomi che Osvaldo dopo aver segnato aveva fatto la mitraglia sotto la curva son rimasto un po' perplesso.

Posso capire lo facesse nel suo villaggio argentino, ma non a Roma. E magari nemmeno a Firenze (anzi mi viene da chiedermi come facevano a tollerarlo i fiorentini? Ah sí, che stupido, segnava poco...)

Osvaldo la mitraglia puoi farla dove vuoi, ma fatta a Roma e soprattutto sotto quella Curva è davvero osceno. Chessò è come se Delvecchio si fosse fatto crescere i baffi per somigliare a Pruzzo. Caro Osvaldo tu sei tu, e Batigol era Batigol. Quindi per favore, mentre Luigi Enrico continua a farti giocare, beh se segni evitaci almeno quella squallida imitazione.

lunedì, settembre 12, 2011

dal nord della Francia

Se vi capita di passare per una città del Nord della Francia chiamata Lille. Non perdetevi:
  • La fabbrica di t-shirt Gallodrome (anche se per caprine l'umore bisogna avere un minimo di conoscenza locale)
  • La Piscine, l'antica piscina di Roubaix trasformata in museo
  • La Carbonnade, il Welsh e le birre locali (i primi due son decisamente pesantini ma la terza dovrebbe aiutarne la digestione)

ed il paese fece boom!



La scorsa settimana ho visto un film degli anni 60 con Alberto Sordi. "Il boom" di Vittoria de Sica.

Il film è profetico. Descrive una società completamente alienata nel suo tenore di vita in stile "dolce vita".

Una società di cui il protagonista ne è l'emblema. Un personaggio che per reggere il suo tenore di vita costosissimo cosa fa? Vende la macchina costosa? Licenzia la domestica? Cambia il lussuoso attico per un appartamento più modesto. Macché. Manco per sogno. Anzi, per mantenere il suo tenore di vita finisce per vendersi un occhio. Piuttosto che cambiare il suo modo di vivere, cambia il proprio corpo.

Questa è l'Italia. Ha vissuto e votato per anni vendendosi prima un occhio, poi un braccio, poi le orecchie. Pensando così di risolvere i suoi problemi. Ma sí, dai, tanto che sarà. Evadi quì. Leva una tassa là. Ed ora eccola al varco varie elezioni e spese folli dopo. Finalmente obbligata a fare i conti col suo futuro (e col suo passato).

crisi morale

Il giornalista francese Jean Quatremer qualche settimina fa, di ritorno dalle vacanze in Grecia, ha pubblicato nel suo blog un lungo reportage dove descriveva il paese che aveva percorso. La sua conclusione è che la crisi che la Grecia più che una crisi economica vive una vera e propria crisi morale.

Sicché son rimasto un po' sorpreso davanti il ritratto di questo paese dove evadere le imposte è quasi un atto dovuto, e dove chi evade lo fa sfacciatamente, oltretutto davanti uno Stato compiacente. Questa descrizione mi ha fatto pensare ad un altro posto, che conosco bene.

giovedì, settembre 08, 2011

ufo giallorosso

L'anno scorso ad inizio campionato mi dichiaravo moderatamente pessimista.

Quest'anno invece penso che la mia squadra rappresenti un vero punto interrogativo. Fra l'arrivo di una banda di speculatori finanziari americani, quella di un tecnico straniero improvvisato ed il quasi azzeramento della formazione precedente penso che sia davvero difficile avere un opinione precisa sulla Roma che verrà. Certo i primi passi non sono stati per niente promettenti.


Há vida em Roma?

mercoledì, settembre 07, 2011

rosso come il cuore

L'amico Andrea, romanista sessantenne mi scrive incazzatisimmo. Dice che per colpa di Luís Enrique non ci vede più della rabbia. Che tanta arroganza non si può. Che non ci si improvvisa allenatori in un batter d'occhio. Che Totti non è perfetto ma va comunque rispettato e gestito correttamente, convincendolo che può dare ancora molto se utilizzato a tempo parziale.

Io, guardo Andrea e gli dico cosa penso:

1) Che è vero quello che dice sul Capitano, È evidente che Totti non può più giocare tutte le partite 90', come 10 anni fa. È chiaro che lentamente bisogna assicurare una transizione dall'epoca tottiana. Non però a botta di dichiarazioni imbarazzanti e di cambi umilianti ma poco a poco. Sapendo gestire il Capitano

È normale che poco a poco bisognerà traghettare Totti verso la "pensione", ma non in questo modo. Con dolcezza semmai e con abilità.

2) Baldini non ha avuto tutti i torti a dire quello che ha detto sul Capitano (che sul suo primato c'ha marciato un po' sopra). Ma appunto perché è un dirigente romanista (in pectore) Baldini certe cose non può dirle pubblicamente. Un conto è se le dice in privato ed un altro se lo fa attraverso la stampa con tanto di dichiarazione ufficiale.

A Luis Enrique ed a Baldini bisognerebbe chiedere maggior circospezione. Il secondo da vecchio volpone saprà adattarsi. Sul primo non so (e qui arriviamo al secondo punto).

3) Luis Enrique. Gestire Totti in quel modo senza sapere cosa rappresenta per i romanisti è pura follia. Non che prova di un mix di arroganza ed ignoranza. Se vuoi cambiare le cose devi farlo adattando i codici locali. A Roma non si parla catalano.

Da uomo che scopre una terra straniera, da subito Luís Enrique avrebbe dovuto trovarsi 2 o 3 persone che gli spiegassero la Roma. La sua storia. I suoi tifosi. A quanto pare non lo ha fatto. E si vedono gli effetti.

Le cose si cambiano dolcemente non a botta di uscite arroganti. Se Luís Enrique vuole durare deve imparare a capire linguaggi e codici romani. Altrimenti fa la fine di Carlos Bianchi. Puro harakiri.

venerdì, agosto 26, 2011

i bidoni siamo noi

qualche giorno fa parlando con un amico spagnolo gli spiegavo che ero preoccupato per le pirme prestazioni della Roma in salsa ispano-americana. Aggiungevo che a detta di molti la squadra luis-enriquiana "ha una difesa fragile e non riesce a segnare". L'amico mi ha guardato perplesso. Già. Gli stavo parlando di una squadra di calcio che prende goal e non ne fa. Allora eccoli i bidoni.



Secondo me si sbaglia ad enfattizare il cambio di Totti, il problema è tattico. Una squadra svaccata, che dorme, non concretizza, si mangia palle-goal, ed in difesa tentenna persino con un avversaro modesto come lo Slovan Bratislava. E se ci inginocchiamo con rivali di questa stazza non oso immaginare il disastro che ci aspetta in Serie A. Già perché le sorti di una squadra che non segna e prende goal non è molto difficile da immaginare.

Il cambio di Totti infine è per me un problema "politico", è evidente che non puo' piu giocare 90' tutte le partite, come 10 anni fa. Se Luis Enrique ha commesso un errore è stato soprattutto culturale e d'immagine. Non ha capito in che città è arrivato e che tifo ha davanti. Tipo Zeman che arrivato alla Roma (e dopo 2 stagioni di Lazio oltretutto) disse: "il derby è un partita come un'altra". Dopo 4 sconfitte consecutive pero' imparo' la lezione. Ecco bisogna vedere se apprende pure Gigetto. Mah.

mercoledì, agosto 17, 2011

il segreto di un successo

Qualche mese fa, verso Natale, El País pubblicò un lungo articolo dove raccontava ed analizzava i successi della nazionale spagnola di calcio "El factor humano al servicio de un esitlo". Ogni appassionato di calcio dovrebbe leggerlo. Spiega infatti la genesi di un squadra vincente e le dure scelte che un allenatore deve assumersi.

Più che di strategia e di tattica l'articolo parla di persone. Spiega che se il capitano era Casilas, il cervello, il vero leader carismatico della squadra era Xavi. A cui vanno parte dei meriti per aver contribuito a creare un gruppo davvero affiatato.

L'articolo offre un ritratto di Raúl piuttosto negativo, se non inquietante. L'ex idolo madrilista infatti sembrava essere diventato per la nazionale più un problema che un opportunità. Pare infatti che a differenza di Xavi vero leader carismatico della squadra, Raúl avesse una influenza negativa sul collettivo :

"Raul non è il prototipo di un grande capitano [...] Basa la sua autorità sulla forza della sua figura. È una persona scontrosa e non molto espressiva. Crea intorno a sé un ambiente molto chiuso"

martedì, agosto 16, 2011

primarie argentine e fine del primato europeo



Domenica per la prima volta nella storia argentina hanno avuto luogo le elezioni primarie, per tutte i partiti. Le primarie, imposte per legge dall'ex presidente Nestor Kirshner sono infatti "aperte, simultanee ed obbligatorie".

Per me è chiaro in Europa siamo oramai sulla fase del declino. Alla sambuca. Mentre noi siamo ancora a parlare di riforme elettorali (vedi Italia, Francia, Spagna) altrove si cerca di rendere più aperta e trasparente la procedura in cui vengono composte le liste elettorali.

È vero in Italia esiste un dibattito riguardo l'applicazione delle primarie a tutti partiti ed anche alle intere liste elettorali, ma dibattito resta

Più in generale la sensazione è che la Storia, con la S maiuscola, non passi più per il nostro continente: e questo soprattutto per nostra volontà, addormentati sulle nostre glorie passate e sui nostri privilegi (in parte ottenuti vampirizzando le nostre ex-colonie) ora eleggiamo una classe politica sorniona ed incapace (qualche tempo Le Monde tuonava: "Questi ragazzini che ci governano"). Ci inginocchiamo davanti la finanza. Lasciamo che i mercati ci governino. Siamo noi i nuovi colonizzati.

Temo ci aspettino anni di conflitti sociali durissimi (ciò non vuol dire che sia rassegnato, anzi).

PS.: Certo il procedimento delle primarie argentine non sarà stato perfetto e questo primo esperimento democratico voluto dall'alto è somigliato una sorta di macrosondaggio plebiscitario. D'altra parte in Italia non era successo qualcosa di simile con le primarie del centro-sinistra (vedi appunto l'elezione plebiscitaria di Prodi e Veltroni). C'è bisogno di tempo affinché la cittadinanza prenda coscienza delle potenzialità di questo strumento e le vada adattando.

mercoledì, agosto 10, 2011

moti londinesi

Voglio parlare di Londra e dei moti in corso. A me è risultato immediato il parallelismo con i moti francesi del 2005. Sono potreste che nascono a partire da zone fortemente svantaggiate. Certo che le vetrine rotte ed i negozi saccheggiati non sono frutto di nessuna visione politica.

A mio avviso bisogna andare aldilà della lettura unicamenete incentrata sull’autoesclusione dei delinquenti ("colpa loro, che sono brutti, cattivi  e basta").

Ok, d’accordo costoro son banditi e delinquenti. Ma come mai vivon tutti a Tottenham e non a Chelsea? Esiste a mio avviso un problema in termini di ghettizzazione. È evidente. Si tratta certamente di deliquenti senza nessuna visione politica ma son anche il frutto di una costante e miope politica (di ghettizzazzione ed esclusione).

Incentrare il discorso unicamente sull’aspetto della polizia, vuol dire non capire nulla e spianare il terreno per nuove esplosioni sociali.

martedì, agosto 09, 2011

non è una coca cola

Domenica El País faceva notare che il modello Barça, ergo la Masia, la famosa scuola-vivaio barcellonese non è esportabile di sana pianta in qualsiasi posto del mondo. La scuola è una storia, una filosofia, un radicamento nel territorio. Non si tratta infatti di un prodotto imballato e facilmente esportabile in tutto il mondo.

Ecco questo mi fa pensare a quello che scrissi tempo fa riguardo al fatto che a Roma ci si illudesse di ricostruire il modello barcellonese semplicemente importandone un pezzetto.

domenica, agosto 07, 2011

"J’ai tellement besoin d’amour"

Brigitte - Battez-vous from HK Corp on Vimeo.


Da un paio di giorni l'ascolto senza sosta. Consiglio: prima ascoltatela ad occhi chiusi concentrandovi sulla melodia. Solo in un secondo tempo guardatevi il video (niente male).

paillettes e burini



Forse nel mio purismo calcistico posso sembrare eccessivo, quasi che esortassi ad una specie di ritorno ad un epoca d'ora mai esistita. Però ditemi, non è vero che le paillettes sbrilluccicanti che lanciano in aria nelle cerimonie di premiazioni calcistiche sembrano una burinata?

Le premiazioni dei giocatori soli, a tu per tu con la coppa non esistono più, mi mancano. Scordiamoci le immagini dell'82 o di Maradona che solleva la coppa. Oggi salvo rare eccezioni le paillettes toccano quasi sempre (infatti solo la pioggia ci salva, vedi la cerimonia della Champions del 2008).

Abbiamo imitato il modello americano dei Superbowl. Solo che quello essendo legato alla cultura del paese dove si celebra è in qualche modo "autentico". Le nostre cerimonie di premiazioni son diventate delle grige imitazioni. Un po' kitsch. Un po' provinciali.

Le nostre cerimonie si sono inburinite, come i giocatori d'altronde. Ecco cosa diceva Luca Sofri della differenza fra le premiazioni dei mondiali di calcio del 1982 e del 2006:

"L'Italia aveva appena vinto i Mondiali spagnoli. La coppa è in mano a Dino Zoff, circondato dai suoi compagni [...] Come noi davanti alla foto, anche Zoff guarda la coppa. Non la esibisce, non è rivolto verso il pubblico, i fotografi, noialtri. Non dice: "Ecco guardate un po' cosa abbiamo combinato!". Zoff guarda la coppa porgendola a Gentile ed insieme la porge a tutti noi e pensa "prego, è anche vostra" con quell'aria da Zoff che aveva Zoff".

"Ventiquattro anni dopo la Nazionale italiana vinse di nuovo i Mondiali di calcio e le immagini di festa furono molto diverse. Sia sul campo che al Circo Massimo con i giocatori -"i gladiatori"- scatenati nell'esibizione di sé, dei propri corpi, del proprio orgoglio, della propria conquista. Era passata una generazione".

intorno a me

Piazza Delight: Jovanotti - Quelli che benpensano (Frankie Hi NRG MC cover) from prontialpeggio on Vimeo.

sabato, agosto 06, 2011

primarie alla francese

Il prossimo autunno in Francia si terranno le elezioni primarie per scegliere il candiato socialista alle elezioni presidenziali del 2012. Per la prima volta si tratterà si primarie aperte, sulla scia di quelle organizzate dalla sinistra italiano (esempio che però non viene mai menzionato dai socialisti francesi).

Gli ultimi sondaggi danno favorito François Hollande, leggermente davanti a Martine Aubry, l'attuale segretaria del partito. Se però andiamo a vedere le preferenze espresse dai deputati socialisti notiamo che le tendenze cambiano completamente: infatti la Aubry raccoglie i consensi del 45% dei propri deputati contro il 28% di Hollande.

Come spiegare cotanta differenza di consensi fra opinione pubblica ed apparato socialista? Probabilmente per varie ragioni:

- Primo perche è normale che l'apparato dimostri una certa obbedienza nei confronti della propria leader. Sopratutto se si consiedera che quella stessa leader è stata da loro eletta, attraverso elezioni primarie "chiuse".

- La seconda ragione è che il decisionismo ed i modi un po' bruschi della Aubry forse non garbano così tanto ed in fin dei conti risultano irritanti a molti francesi. François Hollande in questo risulta più sottile, meno irritante. Cerca sempre la via di mezzo, ed i suoi avversari lo criticano proprio per questo.

Davanti la proposta di liberalizzare le droghe leggere o davanti quella di abolire la sfilata militare del 14 luglio, Hollande esprime sempre il suo punto di vita chiaramente ma pesando le proprie parole ed evitando toni drastici e duri. Come invece fanno Martine Aubry ed ancor di più Segolène Royal, la quale però, essendo data oramai per spacciata dai sondaggi (13%), non ha altre alternativa se vuole cercare di recuperare consensi.

Detto questo mancano ancora due mesi al responso finale, ragion per cui i giochi rimangono apertissimi.

arrivi e partenze

Mentre nell'estate dei nostri stenti l'Italia viene messa in ginocchia dai mercati e da un governo presieduto da un anziano rimbambito, mi permetto qualche considerazione sul mercato calcistico giallorosso. Mentre la Roma va completando la propria campagna acquisti possiamo valutare già da ora alcune mosse:

- Vucinic. Meglio così. Era troppo discontinuo. Forse con la Juve cambierà ritmo e diveterá continuo. O forse no.

- Borriello. È evidente non è un bidone e va tenuto, anche se poi è vero che il puledro ha una certa tendenza a scalpitare. Detto questo, temo che la cazzata (venderlo) sarà fatta.

- Menez. È un po' come Cassano, meglio averlo dato ora. Oltretutto con l'arrivo del giovane Bojan avrebbero potuto innescarsi dinamiche deleterie.

- De Rossi. Se poi ce n'è uno che spero che parta per davvero è "Capitan Futuro". Lo dico per lui, perché l'unico modo per salvarlo è allontanarlo da Roma. Bisognerebbe darlo in prestito all'estero almeno un anno o due. Per poi farlo tornare.

È chiaro che se De Rossi non da una svolta alla sua vita, il suo sentiero rischia di essere a senso unico (parabola inesorabilmente discendente). Bisogna agire allontanandolo da Roma e da certa gente ("malamente") che gli ruota attorno. Lo faremo? Ne saremo capaci? Temo di no. Almeno non quest'anno.

giovedì, agosto 04, 2011

missing

Caro Manifesto, per celebrare i tuoi 40 anni hai cambiato abiti. Hai fatto un po' di cambi. Tagliato e cucito. Ed hai levato la pagina sportiva. Scomparsa. Che peccato.

Era una della prime pagine che andavo a vedere quando sfogliavo il giornale. Autentica poesia sportiva. Che ora non c'è più. E così rimane un vuoto.

Perché non tornate a scrivere di sport come facevate prima? Eravate fra i migliori. Anzi senza fra, i migliori.

figlio di un'altra epoca

L'intervento in aula di Silvio Berlusconi di ieri non mi h a deluso, nella misura in cui non suscitava in me nessuna aspettativa. Mi aspettavo il nulla, ed il nulla c'è stato. Parole vane. E difficoltà di afferrare il presente .

Si percepisce oramai che Silvio Berlusconi si trova a governare un mondo (ed un Italia) che non capisce. Gli parlano di crisi finanziaria mondiale e lui dice che è tutta questione di pessimismo. Gli parlano di downgrading, di tassi galoppanti, di PIB, di crack, di attaccato di mercati e lui giustamente non capisce. Perchè "giustamente"?

Qualcuno disse che una persona come Winston Churchill avrebbe potuto essere Prino Ministro e brillare solo in quelle circostanze, difficilissime. Io dell'attuale Presidente del Consiglio italiano penso più o meno la stessa. Una persona come lui non poteva che avere successo a ridosso degli anni dell'abbondanza. "Figlio degli anni '80" Berlusconi era il simbolo di un paese sbrilluccicante, paillettes, soldi e champagne. Delle spese folli, dell'inflazione galoppante, del finché ala barca và. Un paese che non c'è più.

Ora questo signore simbolo ed emblema di una società opulenta si trova a dover governare una lunga epoca di austerità. E non sa che pesci pigliare. E la cosa che è ancora più preoccupante è che non lo sanno nemmeno i suoi giovani consiglieri.

Non è un caso che il suo noioso discorso di ieri pare sia stato scritto da due persone che politicamente si sono formate anche esse negli opulenti anni craxiani: Brunetta e Sacconi.

È finita un'epoca. Ed è ora di cambiare stile e modi. E possibilmente anche di iniziare a governare il paese per davvero.

Ciao Silvio

"Lui che c’è ancora, ma è come se non ci fosse più"

martedì, agosto 02, 2011

povertà

Da diverso tempo passeggiando per le strade di Parigi e Bruxelles avevo avuto come l'impressione di vedere sempre più "barboni". Mendicanti, senza tetto. Gente senza mezzi. Ogni volta più numerosi. Beh a quanto pare non è solo un'impressione mia.

lunedì, agosto 01, 2011

la locomotiva trainata

Questi giorni Le Monde sta pubblicando un romanzo di fantapolitica. A puntate. Si tratta di un modo per spingere i lettori a non smettere di comprare il giornale ad agosto.

Bene, il romanzo a puntate in questione di chiama: "Terminus pour l'€uro" ossia Capolinea per l'€uro, inteso come fine. La premessa è la seguente: nel maggio 2012 subito dopo essere stato rieletto Sarkozy apprende da fonti americane che i tedeschi hanno deciso di ristampare il Marco.

Vado al sodo, ad un certo punto del racconto viene immaginato un dialogo fra l'ambiasciatore francese a Berlino ed il ministro Bruno Le Maire (Politiche Agricole), inviato a Berlino in missione speciale, in qualità di germanofono e germanofilo. Durante la conversazione ad un certo punto l'ambasciatore dice una cosa interessante:

"Si dice spesso che l'Europa avanza grazie alla locomotiva franco-tedesca. Per quel che mi riguarda, dopo tutti questi anni, sono giunto alla convinzione che è vero il contrario. In realtà l'Europa serve ancora oggi per la ragione per cui era stata inventata: ovvero gestire una relazione franco-tedesca strutturalemnte squilibrata e conflittiva. Son gli altri che ci fanno rimanere insieme e non noi due che assicuriamo l'unità europea"

Certo questa rimane una conversazione inventata da uno scrittori, tant'è, quest'ultima frase pare contenere una innegabile verità. 60 dopo ci si ricorda la ragione per cui era nato il progetto europeo, cercare di tenere a bada l'irruente temperamento tedesco attraverso un compromesso multilaterale. Insomma siamo noi tutti che abbiamo aiutato i francesi ed i tedeschi ad intendersi, e non il contrario. Insomma è il treno che traina la locomotiva.

mercoledì, luglio 20, 2011

ronzii

Si iniziano a sentire quello strano ronzio nel quartiere europeo di Bruxelles. Sono gli elicotteri della polizia. Segno che si avvicina il vertice europeo di domani. Un altro. Dove i nostri leader non decideranno probabilmente nulla. Come loro solito.

Li abbiamo votato per non decidere. Ed invece nulla. La casa brucia ma loro hanno paura di noi elettori e del nostro voto. Ed allora non decidono nulla, aspettano. E l'incendio si estende.

Gli elicotteri nel frattempo girano. Sembran libellule. Od angeli, O forse spiriti. che ronzano incessantemente attorno alle coscienze distratte e tormentate dei nostri grigi capipopolo.

indro

Domenica scorsa sul Corsera, Beppe Severgnini ha ricordato Montanelli a 10 anni della sua scomparsa.

martedì, luglio 19, 2011

è tutta colpa loro

Una cosa che mi colpisce di certa intellingentsia berlusconiana è la propria capacità auto-assolutoria. Insomma se Berlusconi ha fallito la sua missiome riformatrice, non è neanche colpa sua, ma della galassia della destra, che da Montanelli in poi non ha saputo cogliere l'opportunità. la colpa è degli altri quindi. Come sempre.

Ma riconoscere che il maggiore pubblicitario d'italia (o "piazzista" come lo definiva Funari) non ce l'ha fatta per sua responsabilità e che si à circondato per sua diretta volontà di incapaci e di inetti, no? No, la colpa è dei migliori che lo avrebbero snobbato.

Facciamola finita. Il Berlusconi politico era e rimane un bluff e basta. Basta vedere il suo bilancio politico 15 anni dopo. Piuttosto scarno. Un leader il cui programma politico consisteva nel ripetere continuamente un programma che però non viene mai realmente attuato. Una continua nenia.

Io potevo capire che si rimanesse soggiogati dal fascino del Berlusconi politico nel 1994. Capisco meno chi invece fino ad un anno fa continuava a credere ad un nuovo suo slancio. "Dai Silvio come nel 1994". Così dicevano. Come se nel frattempo non fosse successo nulla.

No, non c'à bisogno di prendersela con i montanelliani se Berlusconi si è circondato di nani e ballerine e se tutto è andato a puttane (letteralemente).

Ci vorrebbe un po' più di coraggio da parte dell'intelligentsia destrorsa italiana. Il coraggio di rimettersi in questione. Poi dicono dove ha fallito la destra italiana.

di tortore e di servizio pubblico

La cosa meravigliosa (si fa per dire) del giornalismo RAI ed in particolare del TG1 è che non solo è diventato sensazionalista ed ultra-trash ma che le notizie spazzatura sono anche sbagliate ed inesatte.

Prendete il servizio (!!) sul piccione che disturba il gatto: ebbene, se si guarda con attenzione ci si rende conto che il pennuto in questione è un piccione bensì una tortora!

giovedì, luglio 14, 2011

di sopra

è un rumore che non ci fai nemmeno caso all'inizio. poi noti un cigolio. prima costante. poi ogni volta più veloce. accelera. va avanti. smette. poi riprende. poi rismette. poi riprende. silenzi. sospiri. grida. urla. i vicini di sopra son felici.

martedì, luglio 12, 2011

atroce dubbio

Ma l'Italia ha ancora un Presidente del Consiglio?

non capire più

Oramai à flagrante che l'attuale classe governativa non sa dove va. Proprio nel mezzo della peggiore crisi finanziaria della storia repubblicana. Eccone le due ultime prove:

-Nell'intervista rubatagli da Repubblica la settimana scorsa il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha affermato che nella oramai nota conferenza stampa, dove sarebbe stato deriso da Tremonti, Brunetta parlava agli elettori. Ora sondaggi alla mano pare che Brunetta sia il meno popolare dei ministri, nonché il più antipatico. A che elettori voleva parlare? Se volevano convincere gli elettori non sembrava la strategia migliore.

-Il pure ragionevole Galan (che da ministro si è rivelato assai più applicato di molti suoi colleghi) in piena tempesta finanziaria afferma in un'intervista che Tremonti con le sue manovre "ci fa scendere al 20%". Premesso che la manovra è tutto fuorché perfetta, ma scusa il paese è quasi in ginocchio e tu parli di frenare la manovra per non perdere i consensi? Qui se non si agisce subito e radicalmente non sono i consensi del centrodestra a crollare ma tutta la nazione.

La barca affonda, stavolta tragicamente, e la classe governativa,confrontata ad un mondo che non capisce più, neanche se ne rende conto.

8 settembre

è il 12 luglio ma sembra l'8 settembre. mentre il paese è colpito da un grave attacco finanziario, il governo scompare. ha ragione castelnuovo.

Il nostro premier ormai obnubilato dai suoi capricci è assente. tremonti indebolito ed in trasferta a bruxelles silenzioso. Rimane solo Napolitano. E Prodi.

La situazione è molto grave e gli italiani solissimi. italiani, coraggio. "in questo inverno dei nostri stenti", non chiniamo il capo, ma dedichaimoci al durissimo compito di andare avanti e sollevare le sorti del paese. sarà lungo. sarà durissimo. ma lo sapremo fare.

mercoledì, luglio 06, 2011

giovinezza

È noto che il nostro Premier, non sia esattamente un giovinotto. È il più vecchio presidente del consiglio dei paesi dell'UE. Dopo una breve ricerca ho scoperto anche che il Silvio con i suoi 74 anni è il secondo presidente del consiglio più anziano della storia repubblicana, superato solo da Amintore Fanfani che nel 1987, a 79 anni capeggiò un governo balneare (3 mesi).

Se invece prendiamo in considerazione anche l'epoca monarchica allora solo lo superano Crispi, Giolitti, Saracco e Boselli. Insomma il Silvio ancora non è nel Top5 dei vegliardi ma poco ci manca.

lunedì, luglio 04, 2011

benvenuto

SMS A: "in aeroporto. appena uscito dall'aereo sono stato assaltato da giganteschi poster pubblicitari di signorine discinte"

SMS B: "benvenuto nel paese della dolce vita"

scudetto non assegnabile

pare che si stia andando verso la revoca all'inter delllo scudo del 2006. la mia opinione à nota, e non è cambiata. se parliamo di ingiustiza arbistrario-sportive la juventus nella sua storia è stata sicuramente piu carnefice che vittima, ma quello scudetto revocatogli, ed a giusto titolo, non dovrebbe mai essere stato assegnato né all'inter, né a nessuno.

sabato, giugno 25, 2011

ciao

questa è una di quelle volte, in cui vorresti dire, se solo lo avessi saputo, se avessi potuto fare qualcosa.

lunedì, giugno 20, 2011

orange revolution - un secolo fa


è quasi passato un mese, che è come dire un secolo all'epoca dell'informazione in flusso continuo., ma prima che di tempo ne passi ancora di più, voglio segnalare le foto e la tramissione con le quali alaska ci ha raccontato l'elezione di giuliano pisapia. le foto saranno poche, son appena 4, ma son belle. mi piacciono. e sembrano riassumere bene, il clima di quei giorni.

berlino a fumetti



si tratta di un fumetto. di un fumetto che racconta la storia di berlino. della gente di berlino. di un secolo fa. e che quindi racconta di caos finanziario.di tensioni politiche. di tensioni sentimentali. di frustrazioni post-belliche. di violenza. di odio. di jazz. di sesso. di tabù.

fra swing kids e eyes wibe shut, jason lutes attverso il suo fumetto Berlino si cimenta nel tentativo di farci scoprire una città che non c'è più. in questo fumetto diviso in due tomi Berlino - città delle pietre, Berlino - città del fumo) l'autore prova a raccontarci la capitale tedesca ai tempi di Weimar. si parla dell'ascesa di Hitler. della discesa agli inferi della nazione tedesca.

seppur storicamente ben documentato, l'obiettivo della storia non è certo quello di sostituirsi ad un libro di storia ma ri provarea riportarci nella pancia della berlino negli anni 20. intento nel quale pare riuscire , malgrado qualche tentennamento narrativo, soprattuto nel secondo tomo dove pare smarrirsi un po'.

la storia potrebbe terminare lì con la presa del parlamento da parte dei nazisti. oppure potrebbe continuare. con un terzo volume. o facendoci riflettere. sul come è andata un secolo fa e su come non dovrebbe più andare.

nel fiore della gioventù

Ahi Teresa, potessimo arrivarci tutti a 90 anni, con la tua lucidità.

martedì, giugno 14, 2011

il passo del gambero


6 dopo la Domenica del Sole24Ore abbandona il formato tabloid, che ci aveva regalato delle copertine niente male, e torna al vecchio formato. Nell'articolo dove annuncia la marcia indietro Armando Massarenti, nuovo resposanbile del supplemento cita una frase del suo direttore: «Non c'è nulla di più nuovo che tornare all'antico».

Cosa ne penso? Primo che è il solito riflesso italiano., davanti alle difficoltà si pensa che ripetere le vecchie ricette andrà tutto bene. È Berlusconi che rimane sempre lì. È Lippi che viene richiamato. Il fascino per il passato nasconde in realtà la paura del futuro e l'incapacità di osare .

Infine penso che è un peccato perchè il nuovo formato mi piaceva, mi sembrava più maneggevole, più immediato. E poi le copertine erano belle (e non ero l'unico a pensarlo). Insomma l'edizione tablois sembra il frutto di una riflessione azzeccata ed in linea coi tempi. Ma niente il riflesso italiano del guardarsi indietro a tutti i costi è troppo forte. Peccato.

domenica, giugno 12, 2011

sesso in carcere



Qualche anno fa vidi un film spagnolo. Azul oscuro casi negro. Sorta di romantica paesia urbana. Forse uno dei film che più mi è piaciuto questi ultimi anni. Vedetelo se potete.

Raccontava la storia di un ragazzo costretto a fare il portiere. E raccontava anche di una storia di amore nata in carcere. Dove il ragazzo, per circostanze particolare, andava a visitare una donna. In una stanza. Con un letto.

Scoprivo così, che a differenza di quanto avveniva nel mio paese natío, in Spagna i detenuti avevan periodicamente diritto ai cosidetti "vis à vis intimos". Incontri con una persona. A tu per tu. In una stanza. Soli. Per fare sesso (anche). Questo in Spagna.

Oggi Annarita Di Giorgio sul web-magazine iMille spiega appunto qual è la situazione della sessualità dei detenuti in Italia, dove ufficialmente un simile diritto non viene riconosciuto, con tutte le conseguenze, sanitarie ed umane, che possiamo immaginare.

giovedì, giugno 09, 2011

che bella faccia



Ci risiamo. Ecco di nuovo sulla copertina dell'Economist apparire la faccia del nostro premier sorrisone ed il nome del nostro paese. Premesso che condivido il fondo del messaggio e che penso che la presenza di questo anziano signore non abbia per nulla giovato al Paese. Ma l'Economist è già alla terza copertina di questo tipo...

Certo il nostro Premier è un inconcludente buffone ma non sarà l'unico che porta un paese alla rovina. Questa idiosincrasia giocherellona, questi toni come mai l’Economist non la applica con altri paesi europei?

Perché noi, e qui ci scappa la tirata patriottica, a differenza degli altri paesi grandi europei siam capaci di ridere di noi stessi. I francesi, i tedeschi no. E nemmeno gli spagnoli. E l’Economist questo lo sa. E mentre con noi si diverte e gioca, con i francesi non ci prova nemmeno. Beh, che vi avevo detto ieri?

quando l'italia era da bere

Nel 1994, l'indomani della vittoria dell'allora imprenditore Silvio Berlusconi, quelli del TG1 intervistarono una vecchietta che agli albori era andata a fare la spesa del mercato di Via Locchi ai Parioli. La vecchietta interrogata dal cronista strepitò: "Craxi! Le elezioni le ha vinte Craxi!".

Sì lui Bettino, l'innominabile. Il transfugo di Hammamet. Era lui che pur nell'assenza aveva vinto le elezioni, attraverso quello che ne fu il pupillo ed il maitre à penser televisivo. Silvio Berlusconi.

Così l'imprenditore brianzolo iniziò ad incantare l'Italia. Dietro di lui si portava il grande sogno italiano quello che lui stesso aveva costruito con la pubblicità e la tv. Quel sogno a cui tanti italiani eran intimamente legati. Era un sogno radicato in una realtà oramai in via di scomparasa quello degli anni '80. Della barca va e delle vacche grasse. Quello dove l'Italia cresceva e molti ne approfittavano. Della prosperità regalata a tutti. Delle cosce e delle tette. Delle strasse e delle paillettes.

Tutto questo ma con parole migliori delle mie lo spiegava qualche giorno fa Massimo Gramellini, all'indomani delle elezioni milanesi.

mercoledì, giugno 08, 2011

così simili, così diversi


Siamo a Bruxelles. In una delle mense della Commissione Europea. È ora di pranzo. Un gruppo di funzionari europei, composto prevelantemente da italiani e da francesi è seduto ad una tavola. Ad un certo punto del pranzo gli italiani iniziano a sghignazzare. Uno di loro guarda i colleghi francesi e dice: "DSK, Berlusconi mica è così diverso...". Dal gruppo di francesi una persona si alza. "Non posso accettare questo". Gira i tacchi se ne va. Offesa.

L'episodio mi è stato riferito e vale per quello che è. È evidente poi che le vicende di DSK e Berlusconi son diverse. Come lo sono i temperamenti degli italiani e dei francesi.

Ciò che è reale è la capacità dei francesi di prendersi (troppo) sul serio. Vedi l'ultima pubblicità del portale Ryanair Italia.

Quando mai in Francia sarebbero capaci di ridere di loro stessi con una cosa del genere? Di fatti l'ultima volta che quelli di Ryanair ci avevano provato l'avevan presa piuttosto malino all'Elysée.

martedì, giugno 07, 2011

¿luís enrique?

Pare che Luis Enrique sarà il prossimo allenatore della mia Roma. Io non son molto convinto. Primo perché non ha nessuna esperienza come allenatore di prima divisione. Secondo perché di calcio italiano di esperienza ne ha ancor di meno. Terzo perchè per esportare il modello Barça non è che è sufficente prenderne l'allenatore in seconda.

Luis Enrique non conosce né l'Italia né tantomeno Roma ed i romani. Secondo me andiamo incontro all'ennesimo fiasco. Alla Carlos Bianchi (uno sciagurato) od alla Benitez(un signore). L'ennesima fregatura. O peggio come Adriano. E lo dico con profonda frustrazione.

A Roma c'è bisogno di qualcuno che conosca la tempera italiana ed ancora più quella romana. Non è un caso se gli ultimi allenatori che ci hanno fatto vincere è stata gente come Nils Liedholm, che a Milano con gli italiani ci aveva fatto il callo, o come Capello che Roma già la conosceva.

Per me, problemi di dirigenza latitante a parte, esiste un solo nome della persona che corrisponde al profilo dell'allenatore condottiero. Carletto Ancelotti.

lunedì, giugno 06, 2011

il futuro a l'aquila

Secondo me le cose andranno così a L'Aquila.

Una volta caduto il governo Berlusconi i controlli si faranno poco a poco più laschi, ed i cittadini lentamente si risistemerrano le loro case. Da soli. La gente ritornerà così a far vivere il centro.

Una parte della città rimarrà in rovina. Per sempre. Una specie di Maceria-park. E lì vi andranno a vivere persone emarginate (vedi Mazara del Vallo dove ancora oggi si trovano case “puntellate” semidistrutte, abitate da zingari).

Lo Stato rimarrà moderatamente distante. Non agirà. Non prenderà nessuna iniziativa. Non coordinerà. Si limiterà a prendere atto della situazione.

martedì, maggio 31, 2011

dopo di lui

Foto: Alessio Baú

"L’Italia sarà sempre l’Italia, con Silvio o senza, e questa è forse l’unica rivincita che il paese reale saprà prendersi ai danni del leader. Che faccia avremo dopo il Silvio, e con quale voce parleremo, però, possiamo solo provare a immaginarlo"
(Enrico Brizzi, L'Italia ai tempi di Silvio)

sabato, maggio 28, 2011

promemoria (che non si sa mai)

Vorrei ricordare ai compagni italiani una frase (apocrifa?) che viene attribuita a Mitterand:

Le France est vieux pays de droite qui vote de temps en temps à gauche

Traduzione:La Francia è un vecchio paese di destra che ogni tanto vota a sinistra.

di tutta l'erba un grillo

"The way to hell is paved of good intentions", credo si dica più o meno così inglese. La sensazione è che le intenzioni del Movimento 5 Stelle siano ottime: avere un paese migliore. Più efficent. Meno corrotto.

Rappresentano istanze reali, che vanno ascoltate. Esprimono l'urgenza e l'esasperazione di persone che vorrebbero vivere in un paese "normale". E si danno fare per raggiungere questo obiettivo.

Poi però succede che il metodo adottato, e calcato dal guru mediatico Grillo, diventa qualunquistico-fascista. Con un pizzico di logica settaria. Tutto merda. Tutti cretini. Tutti mascalzoni. Tutti ladri. Meno loro.

Poi dicono l'elitismo di sinistra.

se votassi domani

Dunque domani in alcune città italiane ci sono i balllottagi per scegliere il sindaco. Su Milano mi sono già pronunciato. Essendo poi un noto fondamentalista islamico tossicomane, non posso che salutare posivitamente una vittoria di Pisapia ("droga gratis per tutti", "una moschea per quartiere").

Quando a Napoli, a differenza di alcuni compagni del PD, che storcono il naso, io se vivessi lì non mi farei troppe storie. Andrei a votare De Magistris. So chi è. E soprattutto so cosa non rappresenta ( vedi il duo "Lettieri-Cosentino"). Uno dei grandi mali della sinistra italiana è proprio un certo elitismo-settarista.

Certo Gigino è quello che è. Non sarà il candidato dei sogni (Rossi Doria). Ma è incomparabilmente meglio dell'alternativa. E poi resta comunque lodevole la sua posizione aperta su gay, biotestameto e proibizionismo.

Come ha detto qualcuno "questo speriamo che faccia il peronista di sinistra, perchè, ora come ora, nel meridione non si può sperare di più".

mediterraneo

"Voterei De Magistris, Lettieri è diretta espressione di Cosentino (vedi voce Wikipedia su Cosentino), ma è la tristissima dimostrazione che noi italiani alla fine ci buttiamo sempre tra le braccia di qualche uomo forte. Mi verrebbe da dire che siamo più mediterranei che europei, se non ci fosse il rischio che oggi Il Cairo sia, in questo senso, anche più avanti di Napoli"

domenica, maggio 15, 2011

french version



Ne facciamo una versione in francese?

xmilano

Questo è un endorsement. Non so fino a che punto sia utile dirlo perchè non vivo lì, ma se oggi vivessi a Milano, voterei Pisapia. Ed al consiglio comunale manderei un radicale. Penso che dopo lunghi periodi di governo un cambiamento di colore politico sia auspicabile ovunque, anche nei confronti di coloro che (ironicamente?) si autodefiniscono moderati: spero che i milanesi se ne rendano conto.

martedì, maggio 10, 2011

30 ans déjà



Trentanni fa, più o meno a quest'ora mezza Francia celebrava l'elezione di Mitterand. Ricco ci chiaroscuri come tutti i grandi i politici, Mitterand rappresenta sicuramente insieme a De Gaulle il maggiore personaggio politico francese del XXº secolo. Pensate all'abolizione della pena di morte. Pensate all'avanzata nel processo di integrazione europea. Son passati 30 anni.

sabato, aprile 16, 2011

¿clásico?

In questo momento Barça e Real Madrid stanno disputando la prima delle loro quattro sfide. I media annunciano pompasamente l'evento. I telecronisti strepitano. Eppure io non vedo niente di speciale. Solo le solite due squadre che si sfidano da anni monopolizzando il futból spagnolo. Ci si potrà pure entusiasmare per lo spirito della Macía, il gioco di Messi, le triangolazioni di Xavi. Certo.

Ma in fondo è sempre la solita minestra. Il potere sempre in mano hai soliti. Poi dicono che il calcio non è una metafora della vita. Macché: tale e quale.

Il mondo va avanti con i suoi cicli, le sue dinamiche impietose. Come il calcio. Tic-Tac-Tic-Tac-Tic-Tac. Barça-Real-Barça-Rela-Barça-Real. Poi ogni tanto, all'improvviso, arriva la sorpresa che non ti aspetti. La squadra capace di scardinare il sistema per un attimo. La pennellata colorata.

Solo che gli ultimi anni di pennellate colorate in Spagna come in Italia, se ne vedono sempre di meno. Ed i campionati diventano sempre più monotoni. Bianconero. Blaugrana. Rossonero. Merengue. Neroazzurro.

In queste circostanze per quanto appaia assai difficile, in cuor mio spero sempre in uno scherzo del destino.

venerdì, aprile 15, 2011

il sultano e le ragioni della sua corte

È oramai cosa nota che durante una cena con i corrispondenti della stampa estera, l'attuale Presidente del Consiglio italiano, abbia accennato ad un eventuale staffetta con l'aAngelino Alfano. Non era la prima volta che il Premier italiano si lasciava a considerazioni simili.

Senonché, apriti cielo, i vari colonelli piedellini non hanno affatto gradito la confidenza berlusconiana, che in men che non si dica è stata appunto smentita (che strano eh?). I vari Verdini, Cicchitto e Matteoli vari si sono affrettati a dire che son tutte fantasie. Ma perché tanta fretta? Perchè tanto timore?

Perché forse loro stessi ambiscono a quel posto? No, visto che non sembrano avere né le capacitá, né l'autorità, né il carisma necessario.

Perché pensano che uno come Silvio dove lo trovi? Che non c'è nessun che lo può sostituire in termine di consensi? Forse.

Secondo me però la verità è un'altra. Il Sultano è oramai alla Sambuca. Non controlla più la situazione. Ed attorno a Lui è il caos. O meglio il Circo, con la c amiuscola. Un viavai sfrenato di nani e ballerine politici, che, entrati nelle sue grazie, si scatenano sapendo che ora hanno carta bianca e che questa situazione a loro favorevole durerà solo finché Lui sarà al potere.

La corte del Sultano è insomma perfettamente cosciente che a partire dal momento in cui Lui faccia un passo indietro e venga nominato un Reggente, il Circo finirà e loro non si potranno più permettere tante libertà.

Evidentemente ogni potente ha la cua corte, ed a ogni cambio di potere corrisponde, per così dire, un cambio di cortigiani. Ma il caos in tale momento è tale e tanto (ricorda per certi apsetti gli ultimi giorni del craxismo) che la Corte piedellina è perfettamente cosciente che appena il Sultano abdicherà a favore di un successore (trattasi di morachia) le cose cambieranno radicalmente. Finirà il Bazar insomma.

La nullità politiche, che popolano il paritto solo in virtù della simpatia che il Sultano nutre nei loro confronti, sarebbero insomma spazzate via. La presenza di un leader giovane ed energico limiterebbe il margine di manovra dei cortigiani piedillini che si troverebbero così orfani del loro generoso e confuso "mecenate".

Insomma il Bazar berlusconiano conviene a troppi nel seno del PDL, e questi troppi hanno interesse a che questa situazione di anrchico status quo duri il più possibile. Non tanto per paura di una (improbabile) vittoria dell'opposizione quanto per il fatto stesso che un Caligola così che permette tutto a tutti non lo troveranno più da nessuna parte.

Anche per questo, le possibilità che il (non) governo arcorese duri tutti i suoi 5 anni sono decisamente elevate. Lo status quo giova a troppe persone in seno al PDL. Povero paese.

razzismo assasino

"Queste canaglie non ci odiano per quello che facciamo, scriviamo o diciamo. Ci odiano per quello che siamo. Vittorio Arrigoni corrompeva con i suoi “vizi occidentali” la gioventù mussulmana, e veniva dall’Italia, un “Paese infedele”. Non c’è niente di più simile al razzismo: l’odio nei confronti dell’altro non per quello che fa, né per quello che pensa, ma per ciò che è" [Giovanni Fontana, Il Post]

giovedì, aprile 14, 2011

eurovisione 2011 - il mio pronotisco i miei gusti



Quest'anno mi sono preparato scrupolosamente al festival dell'Eurovisione, che tra l'altro dopo una lunga assenza vedrà il ritorno dell'Italia. Questo il mio giudizio.

Musicalemente parlando ci sono vari pezzi di buona qualità. Il pezzo italiano di Raphael Gualazzi e quello "a capella" dei belgi Witloof Bay, entrambi così jazzy-groovy, son sicuramente fra i migliori. Vanno poi menzionati il pezzo finlandese con un tono intimista neo-cantautorale e quello della cantante svizzera Anna Rossinelli(che voce!). Questi i miei preferiti.

Occhio però anche al vigoroso pezzo rock turco (video in alto) ed a quello danese, che fa tanto stile Travis.

Considerando che fra i criteri che definiscono i vincitori del festival vi è anche la coreografia kitch, meritano una (grande) menzione d'onore l'Irlanda con il pezzo Lipstick. E poi la serba Nina, musicalmente più armoniosa (e meno tamarra) dei gemellini irlandesi. Dico solo che il suo look anni '60 vale largamente il voto.

Bilancio finale: per chi losegue è evidente che il festival nonostante la sua deriva trash sembra conoscere una certa evoluzione musicale, si copiano i gruppi famosi e si seguono le correnti della musica pop più in voga, ma va constatato che musicalmente parlando si migliora davvero. Come dire: un po' meno di strasses e paillettes e più udito.

Su chi scometterei per la vittoria? Sui Danesi, ma anche sui Turchi (deve essere il mio lato rockettaro-mediterraneo), senza però perdere di vista gli altri che ho già menzionato (svizzeri, italiani, belgi e finlandesi). Infine menziono una possibile vittoria a sorpresa dai Balcani (Serbia), ma non ci credo mica tanto (non mi dispiacerebbe però).

una società aperta

Io considero una buona notizia il fatto che un eterosessuale venga eletto presidente di un'associazione in difesa dei diritti gay. C'è chi invece manifesta stupore. Una società aperta e tollerante è a mio avviso una società dove l'uno si prende cura dell'altro indipendentemente dal colore della sua pelle, dalle sue credenze o dal suo orientamento sessuale, quindi una decisione così è un passo avanti. Io ti difendo non per forza perché facciam parte della stessa minoranza, ma perché penso che sei un cittadino i cui diritti vanno rispettati.

mercoledì, aprile 06, 2011

il numero fisso



Ieri ho ricevuto una email di un'amica aquilana. Mi comunicava il suo numero fisso. A Teramo. Dove vive dal 6 Aprile 2009, quando, all'indomani del terremoto, decise di stabilirsi lì con la sua famiglia. Aveva i mezzi per arrangiarsi da sola e lo fece.

Il fatto che l'annuncio del numero fisso mi arrivi proprio a 2 anni dal terremoto, non è un caso: mostra come la speranza di tornare a L'Aquila, inizialmente presente, al giorno d'oggi non esiste più.

La città ferita è oramai in un coma disperatamente profondo. Dove ogni iniziativa viene ostacolata e bloccata, dove la gente viene multata e portata in commisariato se poco poco prova ad avvicinarsi alla propria casa per sistemarla.

La speranza è morta. Il paese è morto. Abbandonandomi ad un impeto melancolico-intimista mi verrebbe da chiudere la mail con quel vecchio grido punk: No future. In L'Aquila. In Italy.

3:32

mi piange il cuore, ancora.

Bentornata!



Eccola di nuovo, la buona e vecchia Inter che conoscevamo. Quasi mi mancava, dopo 5 anni.

lunedì, aprile 04, 2011

il capello



Ritorno solo ora sull'argomento a seguito di un commento letto su Facebook. Tempo fa, quando su Youtube apparse l'intervista concessa alla CNN dalla nota "papi girl" Nicole Minetti, mi fecero infastidire certi tipi di commenti, come quello del direttore di Vanity Fair Italia, nei quali si faceva notare che la signorina in questione per definirsi madrelingue, l'inglese non lo parlava poi così bene, e che faceva i suoi belli erroretti.

A me questo tipo di commenti sembravano davvero stupidi. Primo perché detti da italiani mi sapevano un po' di invidia. E poi perché ci scordiamo che parliamo di un paese che dopo De Gasperi ha dovuto aspettare ben 40 anni per avere un altro Premier capace di parlare correttemente almeno una lingua straniera (Giuliano Amato). Senza dimenticare che di italiani che parlano male la propria lingua, a partire dal sottoscritto, ce ne sono davvero tanti.

Cerchiamo di essere chiari: la Minetti a me non piace per nulla e non rappresenta certo il mio modello di politico. Però questo tipo di critica mi sembra francamente inopportuno. Perché la Minetti l'english lo parla bene. Lo parla come una persona madrelingua che però non ha mai vissuto in un paese di quella stessa lingua. Una persona mediamente aperta queste cose le dovrebbe sapere. E dovrebbe sapere, per dire, che il figlio di filippini che è nato e vissuto in Italia, sarà perfettamente bilingue italiano-tagalo, solo che il Tagalo lo parlerà un po' a modo suo, e non proprio come un filippino che è sempre nato è vissuto lì (e forse dirà "Nagpunta ako sa questura" piuttosto che "Nagpunta ako sa estasyon ng pulis").

Se non ci piace la Minetti donna politica, e ci da fastidio, è bene contrastarla argomentando politicamente senza mettersi a guardare il capello e rifugiarsi dietro critiche ridicole come queste.

sabato, aprile 02, 2011

vamos napoli

C'è chi più darwinamiente vede le cose in un modo e chi preferisce vederele in un altro:


Quest'anno per il bene del paese bisogna sperare che sia il Napoli a vincere lo scudetto, per chiudere così con dieci anni di grigio strapotere delle tre gemelle del nord. E pure per dare un po' di speranza a questo spese, per far capire che un'altra Italia è davvero possibile.

venerdì, aprile 01, 2011

credere ancora



Ma davvero i lampedusani credono ancora nell'uomo della provvidenza? 2 anni dopo l'esperienza aquilana (e dopo più di 8 anni di governo) davvero credono ancora che quest'uomo, visibilmente stanco ed indebolito, possa salvare l'Italia?

A Napoli la situazione resta quella che era, L'Aquila nn esiste più. E noi ancora a credere nell'uomo della provvidenza? Ma davvero non abbiamo ancora imparato nulla?

domenica, marzo 13, 2011

un gran bel viso



"Hai mai pensato di fare cinema? Hai un gran bel viso" (Simona Ventura a Francesca De André, sulle immagini di culo & tette della proprompente giovinotta)

(Hat Tip : On Lyon)

caramelle

"In un paese in cui un semplice sacchetto della monnezza pare un problema insormontabile, le scorie nucleari sarebbero presentate come caramelle inoffensive" (Alessandro Robecchi, Il Manifesto)

martedì, marzo 08, 2011

ex imperatore

"Era stato accolto nella Città Eterna da vero Imperatore. Cinquemila tifosi della Roma avevano sfidato il caldo estivo per assistere allo Stadio Flaminio alla sua presentazione con la maglia giallorossa. Sembrava l'inizio di una nuova grande avventura, l'ultima chance di riscatto per un campione che si era perso e aveva già provato a ritrovarsi" (Il Messaggero)

Come non detto
, dopo vari piatti di amatriciane e di pajata, il nostro ci lascia e se ne torna in Brasile. Meglio così, per tutti quanti.

champagne di quart'ordine

La Roma si congeda nuovamente dalla Champions league, e lo fa nel peggiore dei modi. Espulsioni, rigori sbagliati, colpi proibiti e la bellezza di 6 gol incassati. Il tutto contro una squadra ucraina.

Dal nostro ritorno nella corte dei Campioni, nel 2001, non siamo stati capaci di andare più in la dei quarti di finale. Quest'anno è andata anche peggio. Questa è l'ennesima dimostrazione che così com'è la nostra squadra è una spanna sotto le grandi.

Per il resto preferisco riportare quanto scritto ad agosto:

La concretezza di squadre come l'Atletico Madrid od il Siviglia [...] mi fanno invidia. Invidia se comparate ad una squadra ed ad un tifo, come il nostro, che, seppur grandi, non smettono di baloccarsi in sogni assurdi ("vincemo 'a Champions Legauge", "semo 'a quinta squadra d'Europa"). Invidia perchè vedo squadre che seppur dall'organico leggermente inferiore a quello romanista riescono ad imporsi. Noi invece mai. Mai. Sfioriamo l'impresa, ma poi al dunque cadiamo, sistematicamente. Per mala sorte forse, ma anche per demeriti nostri.

Parliamo, parliamo troppo. Sogniamo. Ci perdiamo in descrizioni fantasmagoriche della nostra squadra mentre nel frattempo la bacheca dei trofei continuiamo a mantenerla pressoché vuota (ed imploverita). Vorrei più concretezza. Vorrei una squadra sincera, stradarola e vincente. Non uno champagne di quart'ordine ma un vino locale che sappia di terra, di sole e dell'amore infinito ed unico della sua tifoseria. Un vino capace di fare innamorare anche i palati più fini. Insomma una squadra nostra.

bidoni

"I nostri giocatori stanno vivendo un momento di confusione: trattati da fenomeni per stipendi e attenzione dei media in Italia si scoprono bidoni come passano la frontiera"
(Massimo Mazzitelli, Repubblica)

lunedì, marzo 07, 2011

un piccolo gioiello



Era forse da Persepolis che non vedevo un film di animazione (leggi cartone animato) che mi ha toccato così tanto. Quando potrete vederlo non perdetevi quindi "Chico & Rita". Il regista Fernando Trueba ed il designer Javier Mariscal (conosciuto per essere il creatore di Cobi) hanno associato i loro talenti per dare vita alla più grande produzione spagnola in termini di cartone animato.

Saranno i disegni naif, sarà la musica di Bebo Valdés, sarà la struggente storia d'amore in salsa cubana, alla fine il film appare come un piccolo gioiello.

PS.: Se mai lo vedrete, cercate di vederlo in lingua originale, non foss'altro che l'accento cubano dei protagonisti non è un ingrediente qualsiasi di questa storia.

venerdì, febbraio 25, 2011

visti da new york

"Qua persino i tassisti pachistani mi fanno domande retoriche (nel senso che loro sanno gia la risposta) del tipo "italy is a very open country"... Sesso libero, orgie e quant'altro a tutto spiano insomma..."

(email inviata da New York)

seminato2 (bestiario libico)

L'episodio raccontato da Guido Ruotolo su La Stampa non pare isolato, l'altro inviato del Corriere a Bengasi, Lorenzo Cremonesi, raccontava ieri della reazione dei libici quando venivano a conoscenza che era italiano:

"Arrivando ieri a Bengasi da Tobruk abbiamo trovato un'atmosfera da «missione compiuta». Ma anche rabbia, tanta rabbia contro il «dittatore criminale» e soprattutto contro l'Europa (in prima fila l'Italia) accusata di essere stata prima complice e adesso spettatrice troppo passiva dei crimini di questo regime in coma, eppure ancora pronto a massacrare impunemente la sua gente in piazza"

Dopo aver fatto finta di nulla davanti il bacio alla mano del nostro Premier, ora chi non lo sapeva, all'improvviso scopre che Ghedaffi è una specie di Pol Pot, di generale Videla de noanstri libici. Un assassino, uno che fra un discorso farneticante ed un altro, non esita a far bombardare la propria popolazione ed a far massacrare i feriti ricoverati negli ospedali, tanto per dare l'esempio. Il popolo libico non ha difficoltà a ricordare le relazioni imbarazzanti intessute dal nostro Premier col loro dittatore e quando vedono un italiano non esitano a interpellarlo.

seminato (bestiario libico)

A proposito di raccogliere il seminato dei nostri rapporti con Ghedaffi, questo è quello che racconta Guido Ruolto, inviato de La Stampa a Tripoli:

"Un semaforo rosso, prima di entrare in città, sbucano ragazzi armati di Kalashnikov insieme a dei poliziotti. Sono nervosi, molto nervosi. Ci bloccano [...] (Uno di loro) guarda il passaporto. Commenta tra la collera e il disprezzo: «Italiani?!!!». Parte uno sganascione verso il povero Fabrizio. Lo schiaffone è forte, gli saltano gli occhiali. Ci mettono in un gabbiotto. Pensiamo al peggio. Parte anche un calcio."

lungimiranza 2 (bestiario italo-libico)

Come anche ricordato da Stella, poco più di un mese fa Frattini, lodava il modello Ghedaffi.

diritti che? (bestiario italo-libico)

Prima parlavo del mancato tentativo dell'Università di Sassari di conferire a Ghefaddi una laurea "honoris causa", in giurisprudenza. Ecco parlando di diritto, ieri Gian Antonio Stella sul Corsera raccontando della "lectio magistralis" di Ghedaffi all'Università La Sapienza, riportava questo episodio:

Per non dire del surreale battibecco con uno studente sul tema dei diritti umani degli immigrati respinti sui barconi, incarcerati o abbandonati nel deserto. «Come vengono rispettati, in Libia, i loro diritti?» . L’interprete: «Quali diritti?» . «I loro diritti» . «Quali diritti?» . «I diritti!» , gridavano in sala: «I diritti politici» . L’interprete si chinò sul raìs, che si scosse: «Quali diritti?» . E si avvitò a spiegare che, per carità, la domanda faceva onore a chi l’aveva posta ma «gli africani sono degli affamati, non dei politici, gente che cerca cibo»

horroris causa (bestiario italo-libico)

"Nel maggio 2009 il consiglio della facoltà di giurisprudenza dell'Università di Sassari approva una proposta formale d'assegnare una laurea honoris causa in giurisprudenza al colonnello Gheddafi. I Radicali si mobilitano con interrogazioni parlamentari e un appello firmato da 1357 professori e ricercatori universitari [...] La decisione viene sospesa"

Capito? Volevano pure offrire una laurea honoris causa, in Diritto oltretutto, ad un tipo che lo Stato di Diritto neanche sa cos'è.

Ora ripeto, capisco che in politica estera si debba far prova di una certa dose di realpolitik, ma questa volta abbiamo davvero sfiorato il ridicolo. Meno male che ci sono i Radicali.

PS.: Sulla battaglia dei radicali contro gli accordi con la Libia, già avevo scritto qui.

nessuna differenza (bestiario libico)



via wearelibya


PS.: Se cliccate su CC appaiono i sottotitoli in inglese.

drogando drogando (bestiario libico)












via thelibianrevolution

giovedì, febbraio 24, 2011

quello che resterà (bestiario libico)

amico mohammar (bestiario libico)

"Altro che leader autoritario (...) sono barzellette buone per una sinistra italiana rincitrullita ed incanaglita”" (Paolo Liguori, 2 Febbraio)

lungimiranza (bestiario libico)

«L’Italia non auspica la fine del Colonnello, non abbiamo ragioni per volere la caduta di un leader che oggi intrattiene buoni rapporti con tutta la comunità internazionale» (Lamberto Dini, Repubblica)

PS.: E pensare che questo è pure stato ministro degli esteri sotto il centro-sinistra...

silenzio si uccide (bestiario libico)

"No, non lo ho sentito. La situazione è in evoluzione e quindi non mi permetto di disturbare nessuno" (Silvio Berlusconi, 19 febbraio)

PS.: È già vecchia lo so, ma la tentazione era troppo forte. Alla fine pare che il nostro, convinto dagli States, una chiamatina al Muhammar l'abbia fatta.

dimettersi (bestiario libico)

Se fossi presidente mi dimetterei, ma io non sono presidente, sono il leader della rivoluzione, non ho nulla da cui dimettermi” (Mohammar Ghedaffi, 22 Febbraio)

ombrelli (bestiario libico)



"Avrei voluto dire qualcosa ai giovani di piazza Verde e far tardi con loro" (Mohammar Ghedaffi, 22 Febbraio)

PS.: Io preferivo questo, comunque il video con il testo originale lo potete trovare qui.

memoria corta (bestiario libico)




Come può un lider perseguitare i propri cittadini con mitragliatrici, carri armati e cannoni? Come può un lider bombardare la propria popolazione e poi dire "uccido chiunque dica qualcosa" [...] Io chiedo ai capi di stato di tutti i paesi di prendere in considerazione la volontà del popolo, di mettersi all'ascolto, di dialogare e di capirlo. Perchè agiscono in questo modo davatni alla popolazione che preme per delle riforme? (Mahmud Ahmadinejad, 23 Febbraio)

venerdì, febbraio 18, 2011

Al giornalista che gli chiede se gli ultimi scandali potrebbero compromettere la candidatura di Mario Draghi alla presidenza della BCE, il nostro amato Presidente offeso che è fuori di testa. Il fatto è che, scandali a parte, la candidatura di Draghi è già compromessa di per sè per via del disinteresse del governo.

giovedì, febbraio 17, 2011

credere, obbedire, dormire



"Durante i governi Berlusconi, l'Italia ha conosciuto i maggior momenti di prestigio ed autorevolezza internazionale" (Chiara Moroni)

PS.: Lo so, è vecchia ed oltretutto l'avevo già proposta, ma non v'è immagine migliore per rappresentare l'attuale irrilevanza italiana in Europa e sottolineare il contrasto con certe affermazioni (lo so, poi la Moroni è passata FLI)

la strane ragioni di angela e di nicolas

Qualcuno si chiede come mai Sarkozy appoggi le richieste della Merkel riguardo il famoso patto per la competitività seppur sappia che il suo stesso paese avrà difficoltà nell'adempiere quelle condizioni.

La mia personale visione è che Sarkozy a poco più di un anno dalle elezioni presidenziali cerca di salvare le apparenze. Il presidente francese, per quanto cosciente che le misure tedesche non rappresentino la panacea contro tutti i mali, dice di sì alle proposte dirigiste ed ultralib della Merkel per ottenere la consolazione di apparire sulla foto e mantenere le apparenze di una certa grandeur. Anche se ai più appaia evidente che non ci si trovi più davanti ad un motore franco-tedesco ma piuttosto davanti un direttorio tedesco, il presidente francese cerca di vendere ai suoi elettori il fatto che è la Francia che decide il destino dell'Europa insieme alla Germania. La politica estera rimane l'ultima cartuccia da giocarsi.

Ma se queste sono le ragioni di Sarkozy, perchè la Merkel è disposta di cedere parte del protagonismo tedesco alla Francia? Beh, lo fa perchè sa che aut-aut della sola Germania passerrebbero difficilmente in sede europea. Paesi come Austria, Olanda, Finlandia, ecc, la cui posizione sulle tematiche economiche europee non è troppo distante da quella tedesca difficilmente potrebbero accettare un eventuale cooperazione rinforzata europea proposta dalla sola Germania e senza la Francia. Seppur risulti assai indelicato ammetterlo, la ragione è che un nucleo duro europeo capeggiato dalla sola Germania, più che all'UE sembrerebbe al 4º Reich. E questo appunto non si sa quanto sarebbero politicamente vendibile agli occhi dei cittadini olandesi, austriaci, lussemburghesi ecc.

Conclusione lapalissiana: Merkel e Sarkozy per ragioni diverse hanno bisogno l'una dell'altro. Quindi le cose andranno avanti ancora così per un po'.

martedì, febbraio 15, 2011

conchiglie vuote





Devo preparare un documento per il Comune di Roma e mentre scrivo inizio a ricordarmi che oramai non si chiama più così. Ora si chiama Roma Capitale. Che trovata questa di Alemanno! La trovo una vera burinata, o meglio la solita conchiglia vuota. Sbrilluccicante fuori ed assolutamente vuota dentro. Tutto marketing e zero contenuti. Un pò come la destra berlusconiana dai suoi inizi ad oggi.

Come si dice in Abruzzo per parlare di grandi cerimonie caratterizzate da pasti parchi assai: "lu magna' fu poco, ma lu rite!"

Ma davvero pensano che così riescono a distrarre la gente?

PS.: Comunque, dopo questo cambiamento annunciato in pompa magna il dominio web quello resta: www.comune.roma.it

venerdì, febbraio 11, 2011

mondiali

"È come se avessimo vinto i Mondiali”
(Un manifestante a Piazza Tahir intervistato da FRANCE 24)

giovedì, febbraio 10, 2011

il vero capo d'accusa

"Dico solo che sulla prostituzione bisogna andare cauti perché a pagare in queste campagne moraliste è sempre l'anello più debole. Oggi vedo sui giornali locali l'annuncio di una manifestazione anti lucciole per le strade del Veneto capitanata da un prete; e non dimentichiamo che questo governo con il pacchetto sicurezza ha avviato la crociata contro le prostitute, ma solo quelle di strada"
[Carla Corso, Attivista storica dei diritti civili delle prostitute]

PS.: Oltre a quello di concussione questo dovrebbe essere il vero capo d'accusa contro il Presidente del Consiglio. Quello di un Governo moralista con i cittadini e permissivo con se stesso. Di licenze private e pubbliche virtù. Che se vado a puttane io, privato cittadino, mi crocifiggono in nome della giusta e santa legge, se invece ci vanno loro allora è persecuzione. Salvo poi sbattere fuori le puttane. Quelle che adorano nei letti ma poi insultano nella pubblica piazza. No, non è questa la classe politica che voglio.

mi duole l'italia



La Rai censura
, e noi della rete proponiamo. Una TV che censura è una TV che ha paura. Di uno spezzone di un film uscito 5 anni fa, poi! Di cos'hanno paura? Che tutto stava scritto? Che si sapeva come poteva andare a finire?

Pover Italia, si trova davanti ad un Presidente del Consiglio irresponasibile ed eversivo. Presidente adorato ed acclamato. Che oltretutto neanche governa.

vacanze franco-francesi

A seguito dall'imbarazzo sucsitato dalle recenti rivelazioni sulle località vacanziere dei ministri, a partire da ora i membri del governo dovranno privilegiare la Francia come destino delle loro vacanze. Questo mi spinge a fare un paio di considerazioni.

In primo luogo che il problema non era tanto (o almeno non solo) la destinazione vacanziera dei ministri quanto chi gli pagava il soggiorno. Se vuoi dare un esempio di austerità e vai in vacanza in Francia invece che in Tunisia ma poi ti fai pagare le vacanze da un ricco banchiere che può condizionare le tue politiche, beh allora non cambia nulla.

Secondo, trovo la misura di un mediocre nazionalismo che di più non si può. Insomma d'ora in poi vacanze a Chamonix e giammai Courmayeur. A Biarritz ed assolutamente no a San Sebastián. A Dunkerque e non a Folkstone. Non ha senso. È una misura da anni '30. Di un piccolezza e di una miopia da strapparsi i capelli.

Angela Merkel, di cui come sapete non sono per'altro un ammiratore, va da anni in vacanza in Alto Adige. Vacanze normali. Come dire per dare l'esempio in tempo di austerity non è necessario mettere l'obbligo delle vacanze nazionali. L'esempio si da a prescindere.

le proprietà degli italiani














68% degli italiani sono propietari della propria casa. Questa la situazione negli altri paesi europei, come si noterà i paesi dell'Est e quelli del Sud vantano un tasso di proprietà sensibilmente più alto.

mercoledì, febbraio 09, 2011

le priorità degli italiani

Il piatto forte dei nostri TG è la cronaca nera: tanto da vantare un primato europeo. Nessun TG pubblico francese, spagnolo, tedesco o britannico batte i nostri (vedere qui per il rapporto completo)

Nei nostri TG si parla molto di criminalità e poco di economia. Eppure secondo i sondaggi l'economia è la priorità degli italiani. Sarà un caso, no?

giovedì, febbraio 03, 2011

da non perdere

Il Post ha deciso di pubblicare in quindici puntate il saggio di Enrico Brizzi, La vita quotidiana ai tempi di Berlusconi. Da non perdere. E lasciatevelo ripetere: da non per-de-re!



"Quando il Silvio, raccontatore di miracoli impareggiabile, si affacciò sulla scena politica, ancora si ripeteva in giro che la televisione era lo specchio della società. Era un’interpretazione ormai inadeguata: presto la società italiana sarebbe entrata dentro quello strano specchio, tutta intera come Alice e, come lei, sarebbe partita per il viaggio più colorato e spaventoso della propria Storia"

fine di un'epoca

Lo stesso giorno in cui a Palazzo Venezia riapre il "fatal balcone" ed Il Post pubblica a puntate "La vita quotidiana ai tempi di Silvio", Berlusconi riceve Maroni e Tremonti. Cosa c'è dietro l'angolo? La prossima fine dell'epoca governativa di Berlusconi? Che cosa riserverà il futuro per l'Italia?

revisionismo



"Il nostro problema principale è il Debito Pubblico enorme che abbiamo eretitato dai governi del passato, questo debito è stato moltiplicato 8 volte dal 1980 al 1992 dalle vecchie forze politiche con i comunisti in primo piano. Negli anni del cosidetto consocitiviamo di è prodotto questo"

Il bello è che gli italiani poco poco andranno bevendosi la vulgata berlusconensis per cui negli anni '80 erano i comunisti a governare l'Italia. E non la DC, od il PSI di Craxi. È pertanto necessario rinfrescarsi un poco la memoria (guardando anche qua).

mercoledì, febbraio 02, 2011

200

È il prezzo in euro che un Otorinolaringoiatria ti può chiedere a Roma per una banalissima visita. Quello che non capisco è perchè altrove, a Parigi per esempio, ti chiedono meno della metà. Vi è un chiaro abuso nel tariffario medico italiano.

spirito santo

Ora mancan solo il Padre ed il Figlio. D'altronde bisogna pure riconoscere che fra odori di santità ed unti del signore l'uscita non proprio una novità.

domenica, gennaio 30, 2011

un amore monogamo

"Questo significa essere un tifoso: aspettare un miracolo, sopportare decenni di disillusioni, e, in materia di fedeltà, non avere altra scelta. Ogni fine settimana, apro la pagina sportiva e automaticamente il mio sguardo cerca il risultato degli Spurs. Se hanno vinto, la domenica sembra più promettente. Se hanno perso, si posa una nuvola nera. E’ patetico. E’ una droga. E’ un amore monogamo, un amore finché-morte-non-ci-separi"

[Salman Rushdie]

sabato, gennaio 29, 2011

beata ingenuità

"Cioè per la prima volta ho realizzato che lui non mi ha dato quel ruolo perchè pensava che fossi idonea, adatta mi ha dato quel ruolo perchè in quel momento è la prima cosa che gli è venuta in mente e se non ci fossi stata io ma ci fosse stata un’altra, l’avrebbe dato a un’altra.." [Nicole Minetti]

Se davvero ti sei resa conto di questo solo ora figlietta bella, viene da chiedersi su che pianeta vivi. Ricapitoliamo: un presidente del consiglio un bel giorno si fa medicare da una igienista topa e gli propone di essere consigliere regionale così, perchè ha valutato il suo curriculum. Non dico sia scema la Minetti, ma ingenua sicuramente.

La Minetti insomma si sarebbe ritrovata in qualcosa di più grande di lei. Anche se sembra assurdo a mio avviso è ancora in tempo a salvare almeno un minimo di onore: dimettendosi dal carico di consigliere e ritirandosi momentaneamente a vita privata. Ma lo faccia subito. Adesso.

lunedì, gennaio 24, 2011

70

Da 70 giorni il Governo Italiano non dispone più di un Ministro per le Politiche Comunitarie. Poi dicono che a Bruxelles non ci prendono sul serio. Per forza.

rinchiusa e ripiegata su se stessa



Invitato ad una conferenza del Movimento Europeo di qualche mese fa, Umberto Ranieri, ricordava l'attuale situazione europea del paese. L'Italia si trova oramai accantonata nei tavoli di Bruxelles. Se lo ero già prima, ora lo è ancor di più. Ma che importa se tanto i nostri amici sono a Minsk ed a Tripoli?

isolati















Guardando, la mappa pubblicata nell’ultimo numero di Limes, appare chiaro l’isolamento dell’Italia in seno all’UE. Non soprende pertanto che la visione italiana non abbia trovato molti riscontri nelle ultime riunioni del Consiglio Europeo: dove sostanzialmente Francia e Germania l'hanno fatta da padroni.

Roma paga l'assenza di una chiara strategia europea e la manncanza di alleanze con altri paesi dell'Unione. Se l'Italia vuole che le decisioni dell'UE riflettano la propria visione europea (sempre che ne abbia una) deve darsi da fare e cambiare al più presto gli assetti della mappa in questione: da una parte riallacciando le relazioni con Berlino e con Parigi, dall'altra costituendo insieme ad altri Stati alleanze strategiche che permettano di completare (e non constrastare) la visione franco-tedesca.

Viene solo da chiedersi se l'attuale classe politica italiana, quasi totalmente ripiegata sugli affari interni, abbia davvero la volontà e la forza di fare tutto questo.

venerdì, gennaio 21, 2011

dimissioni

Se scoprissi che mio nonno o mio padre si lasciasse manipolare da signorine fra i 20 ed i 30 anni, coprendole di soldi e soddisfancendone i capricci più strambi, penserei subito che sarebbe il caso di richiederne l'interdizione e questo onde evitare il peggio per lui e per noi (su cui ricadrebbero eventuali debiti e noie giudiziare).

Ora se l'anziano in questione invece di essere mio nonno fosse l'illustrissimo Presidente del Consiglio, io farei la stessa cosa: ossia chiederne al più presto l'interdizione o più spicciamente l'impeachment, le dimissioni. Perché ne va del bene della Repubblica e dei suoi cittadini.

Il Presidente del Consiglio non ha più ragione di essere lì dove sta, non per questioni di morale sessuale, ma per il semplice fatto che si rivela oramai incapace di intedere e di volere. La fragilità della sua posizione rendono ancor più fragile il paese.

PS.: E comunque un anziano signore che si lascia manipolare da "affettuose" diciasettenni così facilmente, come potrebbe non farsi manipolare nel corso dei lunghissimi ed estenuanti negoziati europei in cui partecipa ed in cui ne va dell'interesse della Nazione?

PS2.: Se invece di squillo si fosse trattato di spie straniere il cui obiettivo era ricattare il Premier in vista di negoziati, quale sarebbero state le conseguenze?

PS3.: Infine, fermo restando che ognuno nel letto suo fa quello che gli pare (pur nel rispetto dei basici diritti umani), quando un uomo politico che come Berlusconi si scaglia pubblicamente contro la prostituzione, poi in privato la pratica senza ritegno, questo rende la faccenda di pubblico rilievo. O forse no, perchè l'ipocrisia è il primo valore nazionale?

rimediare

Non essendo stato capace il governo italiano di condurre una politica diplomatica reale nei confronti nel caso Battisti ed essendosi perso in inutili e soprattutto inefficaci scenate, ora ci deve pensare il presidente Napolitano a rimediare. Gli tocca fare quello che il governo non fa, o che piuttosto non sa fare. Questo perchè in politica estera ci vuole astuzia e perseveranza, non urla che inorridiscono ed offendono la controparte (vedi intervista a Tarsio Genro, ex ministro degli esteri brasileiro).

Si ha come la sensazione che interventi come quelli del Presidente della Repubblica o quell'altro di Antonio Tabucchi su Le Monde (che meriterebbe un post tutto suo), sortiranno un effetto maggiore di quello dell'attuale non diplomazia del governo.

lunedì, gennaio 17, 2011

tunisia: i primi passi

Il governo di unità nazionale tunisino appena formato mostra segni incoraggianti anche se c'è chi esprime già scetticismo affermando che non si può propriamente parlare di apertura: giacchè rimangono esclusi dall'arena politica esponenti di vari partiti dell'opposizione. Ed in particolare di quello islamista. Rimango comunque fiducioso quanto al futuro radicamento democratico della Tunisia (e so che per alcuni dicendo questo prendo dei rischi). Io però penso che il popolo tunisino è pronto, così come a suo tempo lo furono quello spagnolo e quello portoghese.

Quanto all'apertura a tutte le forze politica, le cose dovranno procedere progressivamente, forse sulla falsa riga della transizione spagnola, ed in questo la legalizzazione del partito islamista sarà l'ultimo passo.

sabato, gennaio 15, 2011

Tunisia: la democrazia è possibile



















In alcuni dei discorsi che hanno fatto seguito alla cacciata di Ben Alì c'è qualcosa che non mi quadra. É l'idea che senza un dittatore la popolazione di un paese come la Tunisia essendo incapace di vivere democraticamente finirà per versare nel caos e quindi nel fondamentalismo islamico. E' la stessa idea che ha guidato i silenzi del governo italiano (e di quello francese). Senza dittattore insomma sarebbe subito regime islamico. Per cui meglio un Ben Alì oggi che un Bin Laden domani.

Prima di tutto bisogna ricordare che i moti tunisini sono nati spontaneamanete: non si è trattato infatti di un'azione promosssa da una nazione straniera o da un qualsivoglia movimento politico o religioso. In secondo luogo bisogna ricordare soprattutto che la Tunisia presenta una struttura demografica e dei tassi di alfatezzazione diversi dal resto Maghreb e del mondo arabo.

Riconosco che non si può certo pretendere che il modello democratico arabo che verrà sia una copia perfetta di quello europeo, giacchè ogni cultura ha le sue proprie specifità (vedi caso sudamericano).

Se però oggi si pensa che il popolo tunisino sia incapace di vivere in democrazia senza sfociare in una dittatura islamica, ieri si sarebbe dovuto pensare lo stesso per il Portogallo salazarista o la Spagna franchista. Eppure questi 2 Stati europei, sono stati la dimostrazione che una transizione pacifica è possibile, e che il popolo sa essere alla sua altezza. Data la situazione demografica ed educativa della Tunisia, esistono per il popolo tunisino le condizioni per un reale radicamento democratico.