mercoledì, giugno 06, 2007

Ragioni di un fallimento















Bruegel, Caduta di Icaro, Musées Royaux des Beaux Arts, Bruxelles



Ritorno sull'argomento e poi chiudo. Vi toccherà leggere un ultima filippica poi torenro' alle foto ed ai posto corti (in vertià molto piu' efficaci di qualsiasi messaggio fiume).

La gente mi chiederà quali sono stati i fattori del fallimento del tentato processo di pace. E spratutto vorrà sapere chi ha sbagliato. Come in qualsiasi rapporto, quando qualcosa fallisce la colpa é di tutti, ognuno ha le sure responsabilità. Proviamo ad esaminarle una per una.

Il Governo. Una avvolta avviato il processo e dichiarata la tregua il governo sembra aver perso il suo dinamismo iniziale . Perché, si sa, all'origine della tregua che l'ETA dichiaro' nel marzo dell'anno scorso c'erano stati degli incontri fra degli emissari fra il governo e l'organizazzione armata.

Preso fra la morsa dei media e dell'opposizione. Zapatero s'é bloccato, ha temuto una caduta nei sondaggi e non ha avuto il coraggio di avanzare. Dedicando piu' tempo a rispondere alle accuse dell'opposizione che facendo avanzare il processo.

Ora quando decidi qualcosa, hai la responsabilità ed il dovere di portarlo a termine. Ma spaventato dall'offensiva mediatico-spettacolare della banda di Aznar, il Premier ha iniziato a dubitare ed a tornare sui suoi passi.

A questo aggiungiamo un'altra cosa: il cambio del Ministro degli Interni che segui l'annuncio della tregua non ha probabilmente aiutato il Governo e spiega in parte la perdita di dinamismo. Il Ministro Alonso che aveva guidato i negoziati che avevano preceduto la tregua, venne mandato alla Difesa per essere sostituito da Alfonso Perez Rubalcaba, considerato un re dei neogoziati. E qui , pur con le dovute riserve, perché é facile criticare, esprimo i miei dubbi.

Perché Zapatero ha cambiato un ministro che stava facendo bene il suo lavoro, per uno nuovo?

Rubalcaba, era reduce da un grande successo personale, qualche mese prima, nel giro di una notte era riuscito a far concludere con successo i complicati negoziati per l'approvazione del Nuovo Statuto Autonomo della Catalogna.

Condurre dei negoziati in un contesto pacifico non é lo stesso che farlo in un contesto "armato": Zapatero e la sua squadra qui hanno probabimente commesso un errore chiamando the right man at the wrong place (per diral alla Fenoglio). Si diceva di Churchill che uno come lui poteva vincere le elezioni ed avere successo solo in un contesto di guerra, non é stato cosi' per Rubalcaba. Semmai il contrario. Bravo in contesto di pace, in contesti piu' "caldi" si perde.

ETA. Su questo non si sa troppo. Apparentmente gli equilibri interni sono precari, e l'roganizzazione sempre essere divisi fra "falchi" e "colombe" (anche se non appare davvero approriato definirli cosi). Fra quelli che vogliono proseguire la lotta a tutti i costi umani che questo possa comprendere e quelli che volgiono optare per un soluzione politica del conflitto. Pare che la tregua fosse stata negoziata dai cosidetti "moderati", ma la loro influenza é andata scemando dopo i primi mesi e questo tanto enlla stessa ETA quanto nella sua piattaforma politica, il partito illegalizzato Batasuna. Il braccio duro, pare costituito in gran parte di giovani la cui etá media é inferiore ai 30 anni, si e´fatto sempre piu' insofferente e se nel marzo veniva proclamato il cessato il fuoco ad agosto già venivano eseguiti i primi atti di vandalismo urbano (autobus incendiati, molotov, danneggiamento di bancomat) atraverso una delle tante organizzazioni giovanili. Restano aperte alcune domande:
Cos'e successo? Come poi 30 dopo l'ala dura ha ancora avuto la meglio a scapito di quella "moderata"? Come mai in piena negoziazione con le autoritá politiche spagnole e baschi rappresentati dell'ETA hanno improvissamente irrigidito la loro posizione (o referendum sull'indipendenza subito o nulla)?
L'unica cosa che appare probabile é che parte della gente che ha vissuto tutta la propria vita giustificando la strategia violenta, non riesce a vernirne fuori. La loro paura é che rinunciandovi riconoscerebbe il proprio fallimento (a che sono serviti tutti questi morti se non ho ottenuto quello che volevo?). Il cane che si morde la coda. In parte vuole rinunciare ma non ce la fa. Preferisce continuare piuttosto che rimettersi in discussione.
Appare chiaro che la via violenta non ha futuro, ed é destinata alla sconfitta: ma quanto tempo ci vorrá prima che riescano a uscirne fuori come hanno fatto gli irlandesi?

Media. Responsabili di aver condotto una campagna isterica, all'insegna della spettacoralizazzione della vita pubblica, quasi a voler far leva sulla paura della gente. Sono stati con il fiato sul collo di Zapatero, eccitando e spaventando la gente e finendo per fare il gioco del PP, che se ne é servito ben bene. Hanno favorito un approccio nevrotico, basato sul puro sensaziolismo invece che un approccio pedagogico. Ma si sá non é un novitá. Va detto, come giá indicato, che in parte la colpa e´anche di Zapatero che ha dedicato piu' tempo a rispondere alle accuse dei media e dell'opposizione invece di andare avanti per la sua strada. Pare che lo stesso Gerry Adams, leader dello Sinn Feinn, ex-braccio politico dell'IRA, abbia detto che se in casa sua i media si sarebbero comportati come quelli spagnoli, non si sarebbe mai giunti ad un accordo.

Opposizione. Quest'ultima teoricamente avrebbe dovuto fare il suo dovere, opponendosi. Ha cinicamente aprofittato della complicità dei media isterici per seminare il panico fra la gente. Per capire che atteggiamento ha avuto basta andarsi a riascoltare le parole di Rajoy, il quale criticando la strategia del governo nei confornti dei terroristi, ha detto a Zapatero: "se non gli obbedirete metterano delle bombe e se non mettono le bombe é perché vi sarete inginocchiati a loro". Avete capito?

Si trattava di seminare il panico, lo scetticismo fra la gente con l'appoggo dei media e della loro politica-spettacolo. Ieri c'era pure chi parlava di pena di morte (come ai tempi del caso Moro...)
Chi semina tempesta raccoglierà tempesta. Complimenti Sr. Rajoy.

Era troppo importante per l'opposizione non farsi sfuggire l'occasione. Si trattava di mantenere in vita il terrorismo per poterne trarre consensi elettorali. E vincere le elezioni.

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