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lunedì, giugno 06, 2011

il futuro a l'aquila

Secondo me le cose andranno così a L'Aquila.

Una volta caduto il governo Berlusconi i controlli si faranno poco a poco più laschi, ed i cittadini lentamente si risistemerrano le loro case. Da soli. La gente ritornerà così a far vivere il centro.

Una parte della città rimarrà in rovina. Per sempre. Una specie di Maceria-park. E lì vi andranno a vivere persone emarginate (vedi Mazara del Vallo dove ancora oggi si trovano case “puntellate” semidistrutte, abitate da zingari).

Lo Stato rimarrà moderatamente distante. Non agirà. Non prenderà nessuna iniziativa. Non coordinerà. Si limiterà a prendere atto della situazione.

mercoledì, aprile 06, 2011

il numero fisso



Ieri ho ricevuto una email di un'amica aquilana. Mi comunicava il suo numero fisso. A Teramo. Dove vive dal 6 Aprile 2009, quando, all'indomani del terremoto, decise di stabilirsi lì con la sua famiglia. Aveva i mezzi per arrangiarsi da sola e lo fece.

Il fatto che l'annuncio del numero fisso mi arrivi proprio a 2 anni dal terremoto, non è un caso: mostra come la speranza di tornare a L'Aquila, inizialmente presente, al giorno d'oggi non esiste più.

La città ferita è oramai in un coma disperatamente profondo. Dove ogni iniziativa viene ostacolata e bloccata, dove la gente viene multata e portata in commisariato se poco poco prova ad avvicinarsi alla propria casa per sistemarla.

La speranza è morta. Il paese è morto. Abbandonandomi ad un impeto melancolico-intimista mi verrebbe da chiudere la mail con quel vecchio grido punk: No future. In L'Aquila. In Italy.

3:32

mi piange il cuore, ancora.

domenica, marzo 13, 2011

caramelle

"In un paese in cui un semplice sacchetto della monnezza pare un problema insormontabile, le scorie nucleari sarebbero presentate come caramelle inoffensive" (Alessandro Robecchi, Il Manifesto)

martedì, dicembre 07, 2010

20



Ieri si sono compiuti 20 mesi dal terremoto dell'Aquila. Le rovine, le città. Tutto è ancora lì. Dicevano che sarebbe stato il fiore all'occhiello del miracolo berlusconiano. Eppure dopo le tanto concalamate CASE, nulla si è più mosso. Lì siamo, al punto di partenza. Con la macerie e le case abbandonate. L'Aquila incarna a mio parere la sconfitta della politica italiana. Si ha infatti l'impressione che la politica più che agevolare la ricostruzione aquilana la ostacoli.

mercoledì, aprile 07, 2010

solo l'inizio

Ieri si compiva un anno dal terremoto aquilano. Federico d'Orazio, forse il migliore blogger "terremotato" insieme a Diceche.com, racconta:


"Ricordo mamma chiudere la porta di casa a chiave. Mi è sembrato un gesto assurdo; non lo era. Ricordo che scendendo le scale incontravamo i nostri vicini, ma era come se non ci fossero. Ricordo che arrivato al primo piano, e poi a piano terra, vedendo i danni ho pensato “Qui, non ci torneremo mai più” [...] La gioia di vedere che le nostre macchine c’erano ancora. L’orrore, un minuto più tardi, nel passare sopra muri di case vicine caduti a terra per allontanarci, e recuperare mia nonna, poco distante.

La notte, trascorsa in strada sotto casa loro, a 100 metri dalla mia. Guardando il centro, e le luci del castello; si vedeva una polvere gialla, sollevarsi dal centro. Il freddo che faceva, e quello scuotimento che non erano brividi.

L’attesa della luce del giorno, per vedere bene cosa fosse successo. L’illusione, che fosse tutto appena finito. Eravamo, invece, appena all’inizio".

giovedì, marzo 18, 2010

precipitarsi

Come dicevo prima, devo rimediare alla mia inazione. Beh parlando della partecipazione del vescovo dell'Aquila al movimento "delle carriole", spiegavo che in Italia non è affatto raro vedere la Chiesa arrivare sul terreno prima dei politici.

Beh, come spiega Stazione Mir, dopo la partecipazione del vescovo, i politici hanno iniziato a preoccuparsi. Anzi si sono precipatati. Improvvisamente tanta fretta. Ad una settimana delle elezioni. Guarda caso. Meno male che nel video di prima ci scherzavano ("chiaro, dopo le elezioni non si spala più!", "spero che questa carriola riesca a spostare 20-30 voti")

Eccoli qua invece, con le ruspe in azione pronte a spostare le macerie. Sì le ruspe. Quelle stesse che a detta, di alcuni Vigili del Fuoco, il Governo ordinò di fermarsi subito dopo il terremoto. Dicevano che "bisognava" assegnare gli appalti. Un anno dopo ancora li stavano puzzolenti e fossilizzate.

Per potervi rendere conto di come andava la situazione delle macerie, un anno dopo:





(Vedere minuto 02:01)


Mannaggia a me che non aggiorno 'sto blog di continuo e non sempre ho la prontezza di mettere le cose che mi vengono in mente. Beh l'altro giorno non mi ero lasciato sfuggire la notizia che dopo 3 settimane, a L'Aquila, anche il vescovo si è sommato pure lui all'iniziativa delle carriole. E' andato in piazza a spalare le macerie insime agli altri. Quelle quelle che il governo, fino ad ora, non ha toccato. Macerie che oramai fanno tutt'uno con la monnezza.

Ecco che la Chiesa come sempre in Italia è la prima ha capire l'importanza di certe iniziative. Davanti una classe politica inetta e ripiegata su se stessa, li fa capolino la chiesa. Altro che Vaticano vicino, qui quello che fa la differenza è la nullità della classe dirigente.

martedì, marzo 16, 2010

New towns - Old italy



L'idea della cosidetta newtown, ossia della città nuova di zecca da costruire di sana pianta, accanto alla vecchia, non è una cosa che a Guido Bertolaso gli è venuta così, quando quel 6 aprile L'Aquila si svegliò fra le macerie ed i morti. No si trattava in realtà di una vecchia idea.


In provincia di Cosenza, a Cavallerizzo, ne sanno qualcosa.

sabato, marzo 13, 2010

dimenticarsi dei deboli, ricordarsi dei potenti

Forse se a sinistra vogliamo un’altra Italia, bisognerebbe iniziare a volerlo a partire da gesti, forse piccoli e simbolici, ma importanti. Questo è quello che a suo modo ci ricorda Federico D’Orazio:

Il 7 Aprile 2009, moriva a L’Aquila, un Vigile del Fuoco di Bergamo, Marco Cavagna. Moriva per lo sforzo, mentre estraeva alcuni di noi Aquilani da sotto le macerie.

Nell’anno trascorso, ci siamo precipitati a ringraziare tutti, pubblicamente, anzi no.

Qualcuno lo abbiamo sempre dimenticato. Abbiamo dimenticato, nelle occasioni pubbliche, di rendere merito a chi, silenziosamente e con una cortesia non comune, ci ha dato tutto. Anche la vita. Marco Cavagna era uno delle migliaia di Vigili del Fuoco che hanno prestato servizio a L’Aquila dal 6 Aprile.

Erano in 12, quelli in servizio la notte tra il 5 e il 6. Da 12, quella notte, sono immediatamente diventati centinaia e poi migliaia. Ci hanno tirato fuori loro dalle macerie. Non altri.

A questi altri, però, che non ci hanno complessivamente usato la stessa cortesia e riconosciuto la medesima dignità rispetto a quanto, invece, abbiano fatto i Vigili del Fuoco, abbiamo riconosciuto onori d’ogni tipo. A cominciare da quel Guerriero di Capestrano, consegnato dalla Provincia dell’Aquila con tempismo inopportuno a Guido Bertolaso [...]

Agli eroi gentili e silenziosi, che c’hanno salvato case, chiese, che c’hanno aiutato a riprenderci le mutande e i cappotti in case abbandonate in tutta fretta, nulla.

Nemmeno l’onore di riconoscerne il valore, nella vita e nella morte.


PS.: La Giunta della Provincia dell'Aquila, quella che ha premiato Bertolaso, e si è invece scordata dei Vigili del Fuoco, sarebbe di centro-sinistra. Poi dicono che non vedono dov'è la differenza fra le due Italie. Ecco.

lunedì, marzo 08, 2010

non soli

"Una cosa però te la voglio dire. Io credo che tu, che voi, quando spalate le macerie della vostra Città, non siate soli. Io credo che 308 Aquilani siano lì, con voi"

[Commento al post "Spalando, Capisci" di Stazione Mir]

giovedì, dicembre 31, 2009

polvere al vento

un'urlo per lasciarsi dietro il dolore di quanto avvenuto quest'anno ad AQ, anche se le cicatrici li rimangono e nulla e nessuno potrá farle sparire

martedì, dicembre 29, 2009



"Federico D'Orazio è un giovane studente che si sta laureando in medicina [...] la sua casa è categoria E, fortemente lesionata. Ma vorrebbe tornare presto ad abitarla. Il miracolo italiano ha concesso loro in comodato d'uso questo appartamento. Appartamento che costa ai contribuenti italiani circa ottantamila euro. Mi domando se non sarebbe stato meglio collocarli in un container e spendere il danaro per ricostruire la loro vera casa. Le nostre case vere marciscono sotto le intemperie. Le case finte sono quelle che vedete nel video"
[Miracolo Italiano, Miss Kappa]

Invece di sbrodolarsi in complimenti come si è fatto fino ad ora, 8 mesi dopo il terremoto non sarebbe forse il caso di iniziare a valutare pro e contro della strategia di ricostruzione dell'Aquila? Od anche la fase di valutazione è divenuta una carattesticha degli anti-italiani?

Faccio notare che in qualsiasi corso di progettazzione suddetta fase di valutazione è importantissima ed assolutamente non trascurabile.

lunedì, dicembre 28, 2009

C.A.S.A. TOUR

Un giro per le C.A.S.E. de L'Aquila, ossia le fantasagoriche Costruzioni Antisismiche Sostenibili e quant'altro volute dal nostro presidente. Alla prima botta di vento stagionale si sbullonano i bulloni ed momenti vengono giú le tettoie.

Dice che le tubature si sono gelate e quandomai la temperatura era mai scensa sottozero a L'Aquila?





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il progresso che va sfuggendo

Un reportage del New York Times racconta L'Aquila 8 mesi dopo il terremoto:

"In a country pressed for cash and distracted by the tabloid travails of its prime minister, the success of the emergency efforts has paradoxically fed the impression that L’Aquila no longer needs urgent help"

"What’s the solution? Even while bombs were falling on London during the Blitz in 1940, British planners were conjuring up visions of a new postwar London. Calamity became an opportunity to dream. In the absence of a strong, guiding leadership, strong urban planning laws or public forums where citizens might seriously grapple with a future L’Aquila, there is only the dawning sense that opportunity may be slipping away. But opportunity still exists, perhaps to embrace new architecture alongside old, as L’Aquila did after the earthquake in 1703, when the city became the beloved Baroque one everyone now wants to preserve as if it had always been there. Never a perfect city but a real, living one, L’Aquila might yet become the model for a new sort of 21st century historic center in Italy

[...] Bureaucracy and the wrong priorities bogged down progress"



Vale a dire che la burocrazia e le prioritá sbagliate hanno bloccato il progresso. Ecco appunto.

PS.: Potete trovare la traduzione dell'articolo, qui.