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sabato, marzo 13, 2010

dimenticarsi dei deboli, ricordarsi dei potenti

Forse se a sinistra vogliamo un’altra Italia, bisognerebbe iniziare a volerlo a partire da gesti, forse piccoli e simbolici, ma importanti. Questo è quello che a suo modo ci ricorda Federico D’Orazio:

Il 7 Aprile 2009, moriva a L’Aquila, un Vigile del Fuoco di Bergamo, Marco Cavagna. Moriva per lo sforzo, mentre estraeva alcuni di noi Aquilani da sotto le macerie.

Nell’anno trascorso, ci siamo precipitati a ringraziare tutti, pubblicamente, anzi no.

Qualcuno lo abbiamo sempre dimenticato. Abbiamo dimenticato, nelle occasioni pubbliche, di rendere merito a chi, silenziosamente e con una cortesia non comune, ci ha dato tutto. Anche la vita. Marco Cavagna era uno delle migliaia di Vigili del Fuoco che hanno prestato servizio a L’Aquila dal 6 Aprile.

Erano in 12, quelli in servizio la notte tra il 5 e il 6. Da 12, quella notte, sono immediatamente diventati centinaia e poi migliaia. Ci hanno tirato fuori loro dalle macerie. Non altri.

A questi altri, però, che non ci hanno complessivamente usato la stessa cortesia e riconosciuto la medesima dignità rispetto a quanto, invece, abbiano fatto i Vigili del Fuoco, abbiamo riconosciuto onori d’ogni tipo. A cominciare da quel Guerriero di Capestrano, consegnato dalla Provincia dell’Aquila con tempismo inopportuno a Guido Bertolaso [...]

Agli eroi gentili e silenziosi, che c’hanno salvato case, chiese, che c’hanno aiutato a riprenderci le mutande e i cappotti in case abbandonate in tutta fretta, nulla.

Nemmeno l’onore di riconoscerne il valore, nella vita e nella morte.


PS.: La Giunta della Provincia dell'Aquila, quella che ha premiato Bertolaso, e si è invece scordata dei Vigili del Fuoco, sarebbe di centro-sinistra. Poi dicono che non vedono dov'è la differenza fra le due Italie. Ecco.

mercoledì, novembre 25, 2009

come dio comanda

Già ho avuto modo di dirlo: se nella storia di Stefano Cucchi c'è un qualche aspetto positivo, per quanto tutto sia relativo davanti ad un dramma come questo, è la reazione della destra governativa. Vuoi vedere che seppur a rilento stiamo diventando un Stato di Diritto come Dio comanda?

"Stefano allora è diventato un eroe “di fatto”, potremmo dire. Un eroe suo malgrado, come tanti in un’epoca in cui le guerre non si fanno più ma si subiscono. Un eroe insieme e grazie alla sua famiglia che con coraggio e determinazione ha portato davanti a tutti l’evidenza di una storia dai tratti parossistici. Una storia paradigmatica, però, che preannuncia forse un cambio di registro non solo nel mondo delle carceri ma anche nell’approccio della società verso alcune categorie che troppo sbrigativamente vengono derubricate come “emarginate”. Vuoi che siano ragazzi con problemi connessi alla droga, o con problemi di violenza o immigrati: sempre “persone” sono e da tali devono essere trattate. Stefano, insomma, ha costretto tutti a fare i conti con i limiti che uno Stato occidentale deve porsi nella gestione dell’ordine pubblico"

[Fondazione Fare Futuro]