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sabato, novembre 12, 2011
niente brindisi
Son alleviato dalle dimissioni di Silvio Berlusconi. Oramai isolato dal mondo, alienato, l'ex-Presidente del Consiglio non aveva più nessuna presa sulla realtà. La sua insistenza dell'ultimo anno nel rimanere al potere, senza affrontare i problemi, non ha fatto che affossare ulteriormente il paese.
Detto questo, e rallegrandomi per la fine di una lunga e dolorosa agonia politica, penso che stasera non convenga brindare, primo perché quando il paese brucia non v'è niente da brindare. Secondo perché io non voglio avere niente in comune con coloro che festeggiavano la caduta del governo Prodi, a botte di mortadella e spumante. Non è quello il paese che volevo. Non è quello il paese che voglio.
giovedì, settembre 01, 2011
giovedì, agosto 04, 2011
figlio di un'altra epoca
L'intervento in aula di Silvio Berlusconi di ieri non mi h a deluso, nella misura in cui non suscitava in me nessuna aspettativa. Mi aspettavo il nulla, ed il nulla c'è stato. Parole vane. E difficoltà di afferrare il presente .
Si percepisce oramai che Silvio Berlusconi si trova a governare un mondo (ed un Italia) che non capisce. Gli parlano di crisi finanziaria mondiale e lui dice che è tutta questione di pessimismo. Gli parlano di downgrading, di tassi galoppanti, di PIB, di crack, di attaccato di mercati e lui giustamente non capisce. Perchè "giustamente"?
Qualcuno disse che una persona come Winston Churchill avrebbe potuto essere Prino Ministro e brillare solo in quelle circostanze, difficilissime. Io dell'attuale Presidente del Consiglio italiano penso più o meno la stessa. Una persona come lui non poteva che avere successo a ridosso degli anni dell'abbondanza. "Figlio degli anni '80" Berlusconi era il simbolo di un paese sbrilluccicante, paillettes, soldi e champagne. Delle spese folli, dell'inflazione galoppante, del finché ala barca và. Un paese che non c'è più.
Ora questo signore simbolo ed emblema di una società opulenta si trova a dover governare una lunga epoca di austerità. E non sa che pesci pigliare. E la cosa che è ancora più preoccupante è che non lo sanno nemmeno i suoi giovani consiglieri.
Non è un caso che il suo noioso discorso di ieri pare sia stato scritto da due persone che politicamente si sono formate anche esse negli opulenti anni craxiani: Brunetta e Sacconi.
È finita un'epoca. Ed è ora di cambiare stile e modi. E possibilmente anche di iniziare a governare il paese per davvero.
Si percepisce oramai che Silvio Berlusconi si trova a governare un mondo (ed un Italia) che non capisce. Gli parlano di crisi finanziaria mondiale e lui dice che è tutta questione di pessimismo. Gli parlano di downgrading, di tassi galoppanti, di PIB, di crack, di attaccato di mercati e lui giustamente non capisce. Perchè "giustamente"?
Qualcuno disse che una persona come Winston Churchill avrebbe potuto essere Prino Ministro e brillare solo in quelle circostanze, difficilissime. Io dell'attuale Presidente del Consiglio italiano penso più o meno la stessa. Una persona come lui non poteva che avere successo a ridosso degli anni dell'abbondanza. "Figlio degli anni '80" Berlusconi era il simbolo di un paese sbrilluccicante, paillettes, soldi e champagne. Delle spese folli, dell'inflazione galoppante, del finché ala barca và. Un paese che non c'è più.
Ora questo signore simbolo ed emblema di una società opulenta si trova a dover governare una lunga epoca di austerità. E non sa che pesci pigliare. E la cosa che è ancora più preoccupante è che non lo sanno nemmeno i suoi giovani consiglieri.
Non è un caso che il suo noioso discorso di ieri pare sia stato scritto da due persone che politicamente si sono formate anche esse negli opulenti anni craxiani: Brunetta e Sacconi.
È finita un'epoca. Ed è ora di cambiare stile e modi. E possibilmente anche di iniziare a governare il paese per davvero.
martedì, luglio 19, 2011
è tutta colpa loro
Una cosa che mi colpisce di certa intellingentsia berlusconiana è la propria capacità auto-assolutoria. Insomma se Berlusconi ha fallito la sua missiome riformatrice, non è neanche colpa sua, ma della galassia della destra, che da Montanelli in poi non ha saputo cogliere l'opportunità. la colpa è degli altri quindi. Come sempre.
Ma riconoscere che il maggiore pubblicitario d'italia (o "piazzista" come lo definiva Funari) non ce l'ha fatta per sua responsabilità e che si à circondato per sua diretta volontà di incapaci e di inetti, no? No, la colpa è dei migliori che lo avrebbero snobbato.
Facciamola finita. Il Berlusconi politico era e rimane un bluff e basta. Basta vedere il suo bilancio politico 15 anni dopo. Piuttosto scarno. Un leader il cui programma politico consisteva nel ripetere continuamente un programma che però non viene mai realmente attuato. Una continua nenia.
Io potevo capire che si rimanesse soggiogati dal fascino del Berlusconi politico nel 1994. Capisco meno chi invece fino ad un anno fa continuava a credere ad un nuovo suo slancio. "Dai Silvio come nel 1994". Così dicevano. Come se nel frattempo non fosse successo nulla.
No, non c'à bisogno di prendersela con i montanelliani se Berlusconi si è circondato di nani e ballerine e se tutto è andato a puttane (letteralemente).
Ci vorrebbe un po' più di coraggio da parte dell'intelligentsia destrorsa italiana. Il coraggio di rimettersi in questione. Poi dicono dove ha fallito la destra italiana.
Ma riconoscere che il maggiore pubblicitario d'italia (o "piazzista" come lo definiva Funari) non ce l'ha fatta per sua responsabilità e che si à circondato per sua diretta volontà di incapaci e di inetti, no? No, la colpa è dei migliori che lo avrebbero snobbato.
Facciamola finita. Il Berlusconi politico era e rimane un bluff e basta. Basta vedere il suo bilancio politico 15 anni dopo. Piuttosto scarno. Un leader il cui programma politico consisteva nel ripetere continuamente un programma che però non viene mai realmente attuato. Una continua nenia.
Io potevo capire che si rimanesse soggiogati dal fascino del Berlusconi politico nel 1994. Capisco meno chi invece fino ad un anno fa continuava a credere ad un nuovo suo slancio. "Dai Silvio come nel 1994". Così dicevano. Come se nel frattempo non fosse successo nulla.
No, non c'à bisogno di prendersela con i montanelliani se Berlusconi si è circondato di nani e ballerine e se tutto è andato a puttane (letteralemente).
Ci vorrebbe un po' più di coraggio da parte dell'intelligentsia destrorsa italiana. Il coraggio di rimettersi in questione. Poi dicono dove ha fallito la destra italiana.
martedì, luglio 12, 2011
atroce dubbio
Ma l'Italia ha ancora un Presidente del Consiglio?
non capire più
Oramai à flagrante che l'attuale classe governativa non sa dove va. Proprio nel mezzo della peggiore crisi finanziaria della storia repubblicana. Eccone le due ultime prove:
-Nell'intervista rubatagli da Repubblica la settimana scorsa il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha affermato che nella oramai nota conferenza stampa, dove sarebbe stato deriso da Tremonti, Brunetta parlava agli elettori. Ora sondaggi alla mano pare che Brunetta sia il meno popolare dei ministri, nonché il più antipatico. A che elettori voleva parlare? Se volevano convincere gli elettori non sembrava la strategia migliore.
-Il pure ragionevole Galan (che da ministro si è rivelato assai più applicato di molti suoi colleghi) in piena tempesta finanziaria afferma in un'intervista che Tremonti con le sue manovre "ci fa scendere al 20%". Premesso che la manovra è tutto fuorché perfetta, ma scusa il paese è quasi in ginocchio e tu parli di frenare la manovra per non perdere i consensi? Qui se non si agisce subito e radicalmente non sono i consensi del centrodestra a crollare ma tutta la nazione.
La barca affonda, stavolta tragicamente, e la classe governativa,confrontata ad un mondo che non capisce più, neanche se ne rende conto.
-Nell'intervista rubatagli da Repubblica la settimana scorsa il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha affermato che nella oramai nota conferenza stampa, dove sarebbe stato deriso da Tremonti, Brunetta parlava agli elettori. Ora sondaggi alla mano pare che Brunetta sia il meno popolare dei ministri, nonché il più antipatico. A che elettori voleva parlare? Se volevano convincere gli elettori non sembrava la strategia migliore.
-Il pure ragionevole Galan (che da ministro si è rivelato assai più applicato di molti suoi colleghi) in piena tempesta finanziaria afferma in un'intervista che Tremonti con le sue manovre "ci fa scendere al 20%". Premesso che la manovra è tutto fuorché perfetta, ma scusa il paese è quasi in ginocchio e tu parli di frenare la manovra per non perdere i consensi? Qui se non si agisce subito e radicalmente non sono i consensi del centrodestra a crollare ma tutta la nazione.
La barca affonda, stavolta tragicamente, e la classe governativa,confrontata ad un mondo che non capisce più, neanche se ne rende conto.
giovedì, luglio 07, 2011
mercoledì, luglio 06, 2011
giovinezza
È noto che il nostro Premier, non sia esattamente un giovinotto. È il più vecchio presidente del consiglio dei paesi dell'UE. Dopo una breve ricerca ho scoperto anche che il Silvio con i suoi 74 anni è il secondo presidente del consiglio più anziano della storia repubblicana, superato solo da Amintore Fanfani che nel 1987, a 79 anni capeggiò un governo balneare (3 mesi).
Se invece prendiamo in considerazione anche l'epoca monarchica allora solo lo superano Crispi, Giolitti, Saracco e Boselli. Insomma il Silvio ancora non è nel Top5 dei vegliardi ma poco ci manca.
Se invece prendiamo in considerazione anche l'epoca monarchica allora solo lo superano Crispi, Giolitti, Saracco e Boselli. Insomma il Silvio ancora non è nel Top5 dei vegliardi ma poco ci manca.
lunedì, luglio 04, 2011
benvenuto
SMS A: "in aeroporto. appena uscito dall'aereo sono stato assaltato da giganteschi poster pubblicitari di signorine discinte"
SMS B: "benvenuto nel paese della dolce vita"
SMS B: "benvenuto nel paese della dolce vita"
giovedì, giugno 09, 2011
che bella faccia

Ci risiamo. Ecco di nuovo sulla copertina dell'Economist apparire la faccia del nostro premier sorrisone ed il nome del nostro paese. Premesso che condivido il fondo del messaggio e che penso che la presenza di questo anziano signore non abbia per nulla giovato al Paese. Ma l'Economist è già alla terza copertina di questo tipo...
Certo il nostro Premier è un inconcludente buffone ma non sarà l'unico che porta un paese alla rovina. Questa idiosincrasia giocherellona, questi toni come mai l’Economist non la applica con altri paesi europei?
Perché noi, e qui ci scappa la tirata patriottica, a differenza degli altri paesi grandi europei siam capaci di ridere di noi stessi. I francesi, i tedeschi no. E nemmeno gli spagnoli. E l’Economist questo lo sa. E mentre con noi si diverte e gioca, con i francesi non ci prova nemmeno. Beh, che vi avevo detto ieri?
quando l'italia era da bere
Nel 1994, l'indomani della vittoria dell'allora imprenditore Silvio Berlusconi, quelli del TG1 intervistarono una vecchietta che agli albori era andata a fare la spesa del mercato di Via Locchi ai Parioli. La vecchietta interrogata dal cronista strepitò: "Craxi! Le elezioni le ha vinte Craxi!".
Sì lui Bettino, l'innominabile. Il transfugo di Hammamet. Era lui che pur nell'assenza aveva vinto le elezioni, attraverso quello che ne fu il pupillo ed il maitre à penser televisivo. Silvio Berlusconi.
Così l'imprenditore brianzolo iniziò ad incantare l'Italia. Dietro di lui si portava il grande sogno italiano quello che lui stesso aveva costruito con la pubblicità e la tv. Quel sogno a cui tanti italiani eran intimamente legati. Era un sogno radicato in una realtà oramai in via di scomparasa quello degli anni '80. Della barca va e delle vacche grasse. Quello dove l'Italia cresceva e molti ne approfittavano. Della prosperità regalata a tutti. Delle cosce e delle tette. Delle strasse e delle paillettes.
Tutto questo ma con parole migliori delle mie lo spiegava qualche giorno fa Massimo Gramellini, all'indomani delle elezioni milanesi.
Sì lui Bettino, l'innominabile. Il transfugo di Hammamet. Era lui che pur nell'assenza aveva vinto le elezioni, attraverso quello che ne fu il pupillo ed il maitre à penser televisivo. Silvio Berlusconi.
Così l'imprenditore brianzolo iniziò ad incantare l'Italia. Dietro di lui si portava il grande sogno italiano quello che lui stesso aveva costruito con la pubblicità e la tv. Quel sogno a cui tanti italiani eran intimamente legati. Era un sogno radicato in una realtà oramai in via di scomparasa quello degli anni '80. Della barca va e delle vacche grasse. Quello dove l'Italia cresceva e molti ne approfittavano. Della prosperità regalata a tutti. Delle cosce e delle tette. Delle strasse e delle paillettes.
Tutto questo ma con parole migliori delle mie lo spiegava qualche giorno fa Massimo Gramellini, all'indomani delle elezioni milanesi.
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mercoledì, giugno 08, 2011
così simili, così diversi
Siamo a Bruxelles. In una delle mense della Commissione Europea. È ora di pranzo. Un gruppo di funzionari europei, composto prevelantemente da italiani e da francesi è seduto ad una tavola. Ad un certo punto del pranzo gli italiani iniziano a sghignazzare. Uno di loro guarda i colleghi francesi e dice: "DSK, Berlusconi mica è così diverso...". Dal gruppo di francesi una persona si alza. "Non posso accettare questo". Gira i tacchi se ne va. Offesa.
L'episodio mi è stato riferito e vale per quello che è. È evidente poi che le vicende di DSK e Berlusconi son diverse. Come lo sono i temperamenti degli italiani e dei francesi.
Ciò che è reale è la capacità dei francesi di prendersi (troppo) sul serio. Vedi l'ultima pubblicità del portale Ryanair Italia.
Quando mai in Francia sarebbero capaci di ridere di loro stessi con una cosa del genere? Di fatti l'ultima volta che quelli di Ryanair ci avevano provato l'avevan presa piuttosto malino all'Elysée.
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martedì, maggio 31, 2011
dopo di lui
Foto: Alessio Baú"L’Italia sarà sempre l’Italia, con Silvio o senza, e questa è forse l’unica rivincita che il paese reale saprà prendersi ai danni del leader. Che faccia avremo dopo il Silvio, e con quale voce parleremo, però, possiamo solo provare a immaginarlo"
(Enrico Brizzi, L'Italia ai tempi di Silvio)
venerdì, aprile 15, 2011
il sultano e le ragioni della sua corte
È oramai cosa nota che durante una cena con i corrispondenti della stampa estera, l'attuale Presidente del Consiglio italiano, abbia accennato ad un eventuale staffetta con l'aAngelino Alfano. Non era la prima volta che il Premier italiano si lasciava a considerazioni simili.
Senonché, apriti cielo, i vari colonelli piedellini non hanno affatto gradito la confidenza berlusconiana, che in men che non si dica è stata appunto smentita (che strano eh?). I vari Verdini, Cicchitto e Matteoli vari si sono affrettati a dire che son tutte fantasie. Ma perché tanta fretta? Perchè tanto timore?
Perché forse loro stessi ambiscono a quel posto? No, visto che non sembrano avere né le capacitá, né l'autorità, né il carisma necessario.
Perché pensano che uno come Silvio dove lo trovi? Che non c'è nessun che lo può sostituire in termine di consensi? Forse.
Secondo me però la verità è un'altra. Il Sultano è oramai alla Sambuca. Non controlla più la situazione. Ed attorno a Lui è il caos. O meglio il Circo, con la c amiuscola. Un viavai sfrenato di nani e ballerine politici, che, entrati nelle sue grazie, si scatenano sapendo che ora hanno carta bianca e che questa situazione a loro favorevole durerà solo finché Lui sarà al potere.
La corte del Sultano è insomma perfettamente cosciente che a partire dal momento in cui Lui faccia un passo indietro e venga nominato un Reggente, il Circo finirà e loro non si potranno più permettere tante libertà.
Evidentemente ogni potente ha la cua corte, ed a ogni cambio di potere corrisponde, per così dire, un cambio di cortigiani. Ma il caos in tale momento è tale e tanto (ricorda per certi apsetti gli ultimi giorni del craxismo) che la Corte piedellina è perfettamente cosciente che appena il Sultano abdicherà a favore di un successore (trattasi di morachia) le cose cambieranno radicalmente. Finirà il Bazar insomma.
La nullità politiche, che popolano il paritto solo in virtù della simpatia che il Sultano nutre nei loro confronti, sarebbero insomma spazzate via. La presenza di un leader giovane ed energico limiterebbe il margine di manovra dei cortigiani piedillini che si troverebbero così orfani del loro generoso e confuso "mecenate".
Insomma il Bazar berlusconiano conviene a troppi nel seno del PDL, e questi troppi hanno interesse a che questa situazione di anrchico status quo duri il più possibile. Non tanto per paura di una (improbabile) vittoria dell'opposizione quanto per il fatto stesso che un Caligola così che permette tutto a tutti non lo troveranno più da nessuna parte.
Anche per questo, le possibilità che il (non) governo arcorese duri tutti i suoi 5 anni sono decisamente elevate. Lo status quo giova a troppe persone in seno al PDL. Povero paese.
Senonché, apriti cielo, i vari colonelli piedellini non hanno affatto gradito la confidenza berlusconiana, che in men che non si dica è stata appunto smentita (che strano eh?). I vari Verdini, Cicchitto e Matteoli vari si sono affrettati a dire che son tutte fantasie. Ma perché tanta fretta? Perchè tanto timore?
Perché forse loro stessi ambiscono a quel posto? No, visto che non sembrano avere né le capacitá, né l'autorità, né il carisma necessario.
Perché pensano che uno come Silvio dove lo trovi? Che non c'è nessun che lo può sostituire in termine di consensi? Forse.
Secondo me però la verità è un'altra. Il Sultano è oramai alla Sambuca. Non controlla più la situazione. Ed attorno a Lui è il caos. O meglio il Circo, con la c amiuscola. Un viavai sfrenato di nani e ballerine politici, che, entrati nelle sue grazie, si scatenano sapendo che ora hanno carta bianca e che questa situazione a loro favorevole durerà solo finché Lui sarà al potere.
La corte del Sultano è insomma perfettamente cosciente che a partire dal momento in cui Lui faccia un passo indietro e venga nominato un Reggente, il Circo finirà e loro non si potranno più permettere tante libertà.
Evidentemente ogni potente ha la cua corte, ed a ogni cambio di potere corrisponde, per così dire, un cambio di cortigiani. Ma il caos in tale momento è tale e tanto (ricorda per certi apsetti gli ultimi giorni del craxismo) che la Corte piedellina è perfettamente cosciente che appena il Sultano abdicherà a favore di un successore (trattasi di morachia) le cose cambieranno radicalmente. Finirà il Bazar insomma.
La nullità politiche, che popolano il paritto solo in virtù della simpatia che il Sultano nutre nei loro confronti, sarebbero insomma spazzate via. La presenza di un leader giovane ed energico limiterebbe il margine di manovra dei cortigiani piedillini che si troverebbero così orfani del loro generoso e confuso "mecenate".
Insomma il Bazar berlusconiano conviene a troppi nel seno del PDL, e questi troppi hanno interesse a che questa situazione di anrchico status quo duri il più possibile. Non tanto per paura di una (improbabile) vittoria dell'opposizione quanto per il fatto stesso che un Caligola così che permette tutto a tutti non lo troveranno più da nessuna parte.
Anche per questo, le possibilità che il (non) governo arcorese duri tutti i suoi 5 anni sono decisamente elevate. Lo status quo giova a troppe persone in seno al PDL. Povero paese.
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lunedì, aprile 04, 2011
il capello
Ritorno solo ora sull'argomento a seguito di un commento letto su Facebook. Tempo fa, quando su Youtube apparse l'intervista concessa alla CNN dalla nota "papi girl" Nicole Minetti, mi fecero infastidire certi tipi di commenti, come quello del direttore di Vanity Fair Italia, nei quali si faceva notare che la signorina in questione per definirsi madrelingue, l'inglese non lo parlava poi così bene, e che faceva i suoi belli erroretti.
A me questo tipo di commenti sembravano davvero stupidi. Primo perché detti da italiani mi sapevano un po' di invidia. E poi perché ci scordiamo che parliamo di un paese che dopo De Gasperi ha dovuto aspettare ben 40 anni per avere un altro Premier capace di parlare correttemente almeno una lingua straniera (Giuliano Amato). Senza dimenticare che di italiani che parlano male la propria lingua, a partire dal sottoscritto, ce ne sono davvero tanti.
Cerchiamo di essere chiari: la Minetti a me non piace per nulla e non rappresenta certo il mio modello di politico. Però questo tipo di critica mi sembra francamente inopportuno. Perché la Minetti l'english lo parla bene. Lo parla come una persona madrelingua che però non ha mai vissuto in un paese di quella stessa lingua. Una persona mediamente aperta queste cose le dovrebbe sapere. E dovrebbe sapere, per dire, che il figlio di filippini che è nato e vissuto in Italia, sarà perfettamente bilingue italiano-tagalo, solo che il Tagalo lo parlerà un po' a modo suo, e non proprio come un filippino che è sempre nato è vissuto lì (e forse dirà "Nagpunta ako sa questura" piuttosto che "Nagpunta ako sa estasyon ng pulis").
Se non ci piace la Minetti donna politica, e ci da fastidio, è bene contrastarla argomentando politicamente senza mettersi a guardare il capello e rifugiarsi dietro critiche ridicole come queste.
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venerdì, aprile 01, 2011
credere ancora
Ma davvero i lampedusani credono ancora nell'uomo della provvidenza? 2 anni dopo l'esperienza aquilana (e dopo più di 8 anni di governo) davvero credono ancora che quest'uomo, visibilmente stanco ed indebolito, possa salvare l'Italia?
A Napoli la situazione resta quella che era, L'Aquila nn esiste più. E noi ancora a credere nell'uomo della provvidenza? Ma davvero non abbiamo ancora imparato nulla?
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venerdì, febbraio 25, 2011
seminato (bestiario libico)
A proposito di raccogliere il seminato dei nostri rapporti con Ghedaffi, questo è quello che racconta Guido Ruolto, inviato de La Stampa a Tripoli:
"Un semaforo rosso, prima di entrare in città, sbucano ragazzi armati di Kalashnikov insieme a dei poliziotti. Sono nervosi, molto nervosi. Ci bloccano [...] (Uno di loro) guarda il passaporto. Commenta tra la collera e il disprezzo: «Italiani?!!!». Parte uno sganascione verso il povero Fabrizio. Lo schiaffone è forte, gli saltano gli occhiali. Ci mettono in un gabbiotto. Pensiamo al peggio. Parte anche un calcio."
"Un semaforo rosso, prima di entrare in città, sbucano ragazzi armati di Kalashnikov insieme a dei poliziotti. Sono nervosi, molto nervosi. Ci bloccano [...] (Uno di loro) guarda il passaporto. Commenta tra la collera e il disprezzo: «Italiani?!!!». Parte uno sganascione verso il povero Fabrizio. Lo schiaffone è forte, gli saltano gli occhiali. Ci mettono in un gabbiotto. Pensiamo al peggio. Parte anche un calcio."
giovedì, febbraio 24, 2011
silenzio si uccide (bestiario libico)
"No, non lo ho sentito. La situazione è in evoluzione e quindi non mi permetto di disturbare nessuno" (Silvio Berlusconi, 19 febbraio)
PS.: È già vecchia lo so, ma la tentazione era troppo forte. Alla fine pare che il nostro, convinto dagli States, una chiamatina al Muhammar l'abbia fatta.
PS.: È già vecchia lo so, ma la tentazione era troppo forte. Alla fine pare che il nostro, convinto dagli States, una chiamatina al Muhammar l'abbia fatta.
giovedì, febbraio 10, 2011
il vero capo d'accusa
"Dico solo che sulla prostituzione bisogna andare cauti perché a pagare in queste campagne moraliste è sempre l'anello più debole. Oggi vedo sui giornali locali l'annuncio di una manifestazione anti lucciole per le strade del Veneto capitanata da un prete; e non dimentichiamo che questo governo con il pacchetto sicurezza ha avviato la crociata contro le prostitute, ma solo quelle di strada"
[Carla Corso, Attivista storica dei diritti civili delle prostitute]
PS.: Oltre a quello di concussione questo dovrebbe essere il vero capo d'accusa contro il Presidente del Consiglio. Quello di un Governo moralista con i cittadini e permissivo con se stesso. Di licenze private e pubbliche virtù. Che se vado a puttane io, privato cittadino, mi crocifiggono in nome della giusta e santa legge, se invece ci vanno loro allora è persecuzione. Salvo poi sbattere fuori le puttane. Quelle che adorano nei letti ma poi insultano nella pubblica piazza. No, non è questa la classe politica che voglio.
[Carla Corso, Attivista storica dei diritti civili delle prostitute]
PS.: Oltre a quello di concussione questo dovrebbe essere il vero capo d'accusa contro il Presidente del Consiglio. Quello di un Governo moralista con i cittadini e permissivo con se stesso. Di licenze private e pubbliche virtù. Che se vado a puttane io, privato cittadino, mi crocifiggono in nome della giusta e santa legge, se invece ci vanno loro allora è persecuzione. Salvo poi sbattere fuori le puttane. Quelle che adorano nei letti ma poi insultano nella pubblica piazza. No, non è questa la classe politica che voglio.
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