mercoledì, aprile 06, 2011

Bentornata!



Eccola di nuovo, la buona e vecchia Inter che conoscevamo. Quasi mi mancava, dopo 5 anni.

lunedì, aprile 04, 2011

il capello



Ritorno solo ora sull'argomento a seguito di un commento letto su Facebook. Tempo fa, quando su Youtube apparse l'intervista concessa alla CNN dalla nota "papi girl" Nicole Minetti, mi fecero infastidire certi tipi di commenti, come quello del direttore di Vanity Fair Italia, nei quali si faceva notare che la signorina in questione per definirsi madrelingue, l'inglese non lo parlava poi così bene, e che faceva i suoi belli erroretti.

A me questo tipo di commenti sembravano davvero stupidi. Primo perché detti da italiani mi sapevano un po' di invidia. E poi perché ci scordiamo che parliamo di un paese che dopo De Gasperi ha dovuto aspettare ben 40 anni per avere un altro Premier capace di parlare correttemente almeno una lingua straniera (Giuliano Amato). Senza dimenticare che di italiani che parlano male la propria lingua, a partire dal sottoscritto, ce ne sono davvero tanti.

Cerchiamo di essere chiari: la Minetti a me non piace per nulla e non rappresenta certo il mio modello di politico. Però questo tipo di critica mi sembra francamente inopportuno. Perché la Minetti l'english lo parla bene. Lo parla come una persona madrelingua che però non ha mai vissuto in un paese di quella stessa lingua. Una persona mediamente aperta queste cose le dovrebbe sapere. E dovrebbe sapere, per dire, che il figlio di filippini che è nato e vissuto in Italia, sarà perfettamente bilingue italiano-tagalo, solo che il Tagalo lo parlerà un po' a modo suo, e non proprio come un filippino che è sempre nato è vissuto lì (e forse dirà "Nagpunta ako sa questura" piuttosto che "Nagpunta ako sa estasyon ng pulis").

Se non ci piace la Minetti donna politica, e ci da fastidio, è bene contrastarla argomentando politicamente senza mettersi a guardare il capello e rifugiarsi dietro critiche ridicole come queste.

sabato, aprile 02, 2011

vamos napoli

C'è chi più darwinamiente vede le cose in un modo e chi preferisce vederele in un altro:


Quest'anno per il bene del paese bisogna sperare che sia il Napoli a vincere lo scudetto, per chiudere così con dieci anni di grigio strapotere delle tre gemelle del nord. E pure per dare un po' di speranza a questo spese, per far capire che un'altra Italia è davvero possibile.

venerdì, aprile 01, 2011

credere ancora



Ma davvero i lampedusani credono ancora nell'uomo della provvidenza? 2 anni dopo l'esperienza aquilana (e dopo più di 8 anni di governo) davvero credono ancora che quest'uomo, visibilmente stanco ed indebolito, possa salvare l'Italia?

A Napoli la situazione resta quella che era, L'Aquila nn esiste più. E noi ancora a credere nell'uomo della provvidenza? Ma davvero non abbiamo ancora imparato nulla?

domenica, marzo 13, 2011

un gran bel viso



"Hai mai pensato di fare cinema? Hai un gran bel viso" (Simona Ventura a Francesca De André, sulle immagini di culo & tette della proprompente giovinotta)

(Hat Tip : On Lyon)

caramelle

"In un paese in cui un semplice sacchetto della monnezza pare un problema insormontabile, le scorie nucleari sarebbero presentate come caramelle inoffensive" (Alessandro Robecchi, Il Manifesto)

martedì, marzo 08, 2011

ex imperatore

"Era stato accolto nella Città Eterna da vero Imperatore. Cinquemila tifosi della Roma avevano sfidato il caldo estivo per assistere allo Stadio Flaminio alla sua presentazione con la maglia giallorossa. Sembrava l'inizio di una nuova grande avventura, l'ultima chance di riscatto per un campione che si era perso e aveva già provato a ritrovarsi" (Il Messaggero)

Come non detto
, dopo vari piatti di amatriciane e di pajata, il nostro ci lascia e se ne torna in Brasile. Meglio così, per tutti quanti.

champagne di quart'ordine

La Roma si congeda nuovamente dalla Champions league, e lo fa nel peggiore dei modi. Espulsioni, rigori sbagliati, colpi proibiti e la bellezza di 6 gol incassati. Il tutto contro una squadra ucraina.

Dal nostro ritorno nella corte dei Campioni, nel 2001, non siamo stati capaci di andare più in la dei quarti di finale. Quest'anno è andata anche peggio. Questa è l'ennesima dimostrazione che così com'è la nostra squadra è una spanna sotto le grandi.

Per il resto preferisco riportare quanto scritto ad agosto:

La concretezza di squadre come l'Atletico Madrid od il Siviglia [...] mi fanno invidia. Invidia se comparate ad una squadra ed ad un tifo, come il nostro, che, seppur grandi, non smettono di baloccarsi in sogni assurdi ("vincemo 'a Champions Legauge", "semo 'a quinta squadra d'Europa"). Invidia perchè vedo squadre che seppur dall'organico leggermente inferiore a quello romanista riescono ad imporsi. Noi invece mai. Mai. Sfioriamo l'impresa, ma poi al dunque cadiamo, sistematicamente. Per mala sorte forse, ma anche per demeriti nostri.

Parliamo, parliamo troppo. Sogniamo. Ci perdiamo in descrizioni fantasmagoriche della nostra squadra mentre nel frattempo la bacheca dei trofei continuiamo a mantenerla pressoché vuota (ed imploverita). Vorrei più concretezza. Vorrei una squadra sincera, stradarola e vincente. Non uno champagne di quart'ordine ma un vino locale che sappia di terra, di sole e dell'amore infinito ed unico della sua tifoseria. Un vino capace di fare innamorare anche i palati più fini. Insomma una squadra nostra.

bidoni

"I nostri giocatori stanno vivendo un momento di confusione: trattati da fenomeni per stipendi e attenzione dei media in Italia si scoprono bidoni come passano la frontiera"
(Massimo Mazzitelli, Repubblica)

lunedì, marzo 07, 2011

un piccolo gioiello



Era forse da Persepolis che non vedevo un film di animazione (leggi cartone animato) che mi ha toccato così tanto. Quando potrete vederlo non perdetevi quindi "Chico & Rita". Il regista Fernando Trueba ed il designer Javier Mariscal (conosciuto per essere il creatore di Cobi) hanno associato i loro talenti per dare vita alla più grande produzione spagnola in termini di cartone animato.

Saranno i disegni naif, sarà la musica di Bebo Valdés, sarà la struggente storia d'amore in salsa cubana, alla fine il film appare come un piccolo gioiello.

PS.: Se mai lo vedrete, cercate di vederlo in lingua originale, non foss'altro che l'accento cubano dei protagonisti non è un ingrediente qualsiasi di questa storia.