domenica, maggio 15, 2011
xmilano
Questo è un endorsement. Non so fino a che punto sia utile dirlo perchè non vivo lì, ma se oggi vivessi a Milano, voterei Pisapia. Ed al consiglio comunale manderei un radicale. Penso che dopo lunghi periodi di governo un cambiamento di colore politico sia auspicabile ovunque, anche nei confronti di coloro che (ironicamente?) si autodefiniscono moderati: spero che i milanesi se ne rendano conto.
martedì, maggio 10, 2011
30 ans déjà
Trentanni fa, più o meno a quest'ora mezza Francia celebrava l'elezione di Mitterand. Ricco ci chiaroscuri come tutti i grandi i politici, Mitterand rappresenta sicuramente insieme a De Gaulle il maggiore personaggio politico francese del XXº secolo. Pensate all'abolizione della pena di morte. Pensate all'avanzata nel processo di integrazione europea. Son passati 30 anni.
sabato, aprile 16, 2011
¿clásico?
In questo momento Barça e Real Madrid stanno disputando la prima delle loro quattro sfide. I media annunciano pompasamente l'evento. I telecronisti strepitano. Eppure io non vedo niente di speciale. Solo le solite due squadre che si sfidano da anni monopolizzando il futból spagnolo. Ci si potrà pure entusiasmare per lo spirito della Macía, il gioco di Messi, le triangolazioni di Xavi. Certo.
Ma in fondo è sempre la solita minestra. Il potere sempre in mano hai soliti. Poi dicono che il calcio non è una metafora della vita. Macché: tale e quale.
Il mondo va avanti con i suoi cicli, le sue dinamiche impietose. Come il calcio. Tic-Tac-Tic-Tac-Tic-Tac. Barça-Real-Barça-Rela-Barça-Real. Poi ogni tanto, all'improvviso, arriva la sorpresa che non ti aspetti. La squadra capace di scardinare il sistema per un attimo. La pennellata colorata.
Solo che gli ultimi anni di pennellate colorate in Spagna come in Italia, se ne vedono sempre di meno. Ed i campionati diventano sempre più monotoni. Bianconero. Blaugrana. Rossonero. Merengue. Neroazzurro.
In queste circostanze per quanto appaia assai difficile, in cuor mio spero sempre in uno scherzo del destino.
Ma in fondo è sempre la solita minestra. Il potere sempre in mano hai soliti. Poi dicono che il calcio non è una metafora della vita. Macché: tale e quale.
Il mondo va avanti con i suoi cicli, le sue dinamiche impietose. Come il calcio. Tic-Tac-Tic-Tac-Tic-Tac. Barça-Real-Barça-Rela-Barça-Real. Poi ogni tanto, all'improvviso, arriva la sorpresa che non ti aspetti. La squadra capace di scardinare il sistema per un attimo. La pennellata colorata.
Solo che gli ultimi anni di pennellate colorate in Spagna come in Italia, se ne vedono sempre di meno. Ed i campionati diventano sempre più monotoni. Bianconero. Blaugrana. Rossonero. Merengue. Neroazzurro.
In queste circostanze per quanto appaia assai difficile, in cuor mio spero sempre in uno scherzo del destino.
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venerdì, aprile 15, 2011
il sultano e le ragioni della sua corte
È oramai cosa nota che durante una cena con i corrispondenti della stampa estera, l'attuale Presidente del Consiglio italiano, abbia accennato ad un eventuale staffetta con l'aAngelino Alfano. Non era la prima volta che il Premier italiano si lasciava a considerazioni simili.
Senonché, apriti cielo, i vari colonelli piedellini non hanno affatto gradito la confidenza berlusconiana, che in men che non si dica è stata appunto smentita (che strano eh?). I vari Verdini, Cicchitto e Matteoli vari si sono affrettati a dire che son tutte fantasie. Ma perché tanta fretta? Perchè tanto timore?
Perché forse loro stessi ambiscono a quel posto? No, visto che non sembrano avere né le capacitá, né l'autorità, né il carisma necessario.
Perché pensano che uno come Silvio dove lo trovi? Che non c'è nessun che lo può sostituire in termine di consensi? Forse.
Secondo me però la verità è un'altra. Il Sultano è oramai alla Sambuca. Non controlla più la situazione. Ed attorno a Lui è il caos. O meglio il Circo, con la c amiuscola. Un viavai sfrenato di nani e ballerine politici, che, entrati nelle sue grazie, si scatenano sapendo che ora hanno carta bianca e che questa situazione a loro favorevole durerà solo finché Lui sarà al potere.
La corte del Sultano è insomma perfettamente cosciente che a partire dal momento in cui Lui faccia un passo indietro e venga nominato un Reggente, il Circo finirà e loro non si potranno più permettere tante libertà.
Evidentemente ogni potente ha la cua corte, ed a ogni cambio di potere corrisponde, per così dire, un cambio di cortigiani. Ma il caos in tale momento è tale e tanto (ricorda per certi apsetti gli ultimi giorni del craxismo) che la Corte piedellina è perfettamente cosciente che appena il Sultano abdicherà a favore di un successore (trattasi di morachia) le cose cambieranno radicalmente. Finirà il Bazar insomma.
La nullità politiche, che popolano il paritto solo in virtù della simpatia che il Sultano nutre nei loro confronti, sarebbero insomma spazzate via. La presenza di un leader giovane ed energico limiterebbe il margine di manovra dei cortigiani piedillini che si troverebbero così orfani del loro generoso e confuso "mecenate".
Insomma il Bazar berlusconiano conviene a troppi nel seno del PDL, e questi troppi hanno interesse a che questa situazione di anrchico status quo duri il più possibile. Non tanto per paura di una (improbabile) vittoria dell'opposizione quanto per il fatto stesso che un Caligola così che permette tutto a tutti non lo troveranno più da nessuna parte.
Anche per questo, le possibilità che il (non) governo arcorese duri tutti i suoi 5 anni sono decisamente elevate. Lo status quo giova a troppe persone in seno al PDL. Povero paese.
Senonché, apriti cielo, i vari colonelli piedellini non hanno affatto gradito la confidenza berlusconiana, che in men che non si dica è stata appunto smentita (che strano eh?). I vari Verdini, Cicchitto e Matteoli vari si sono affrettati a dire che son tutte fantasie. Ma perché tanta fretta? Perchè tanto timore?
Perché forse loro stessi ambiscono a quel posto? No, visto che non sembrano avere né le capacitá, né l'autorità, né il carisma necessario.
Perché pensano che uno come Silvio dove lo trovi? Che non c'è nessun che lo può sostituire in termine di consensi? Forse.
Secondo me però la verità è un'altra. Il Sultano è oramai alla Sambuca. Non controlla più la situazione. Ed attorno a Lui è il caos. O meglio il Circo, con la c amiuscola. Un viavai sfrenato di nani e ballerine politici, che, entrati nelle sue grazie, si scatenano sapendo che ora hanno carta bianca e che questa situazione a loro favorevole durerà solo finché Lui sarà al potere.
La corte del Sultano è insomma perfettamente cosciente che a partire dal momento in cui Lui faccia un passo indietro e venga nominato un Reggente, il Circo finirà e loro non si potranno più permettere tante libertà.
Evidentemente ogni potente ha la cua corte, ed a ogni cambio di potere corrisponde, per così dire, un cambio di cortigiani. Ma il caos in tale momento è tale e tanto (ricorda per certi apsetti gli ultimi giorni del craxismo) che la Corte piedellina è perfettamente cosciente che appena il Sultano abdicherà a favore di un successore (trattasi di morachia) le cose cambieranno radicalmente. Finirà il Bazar insomma.
La nullità politiche, che popolano il paritto solo in virtù della simpatia che il Sultano nutre nei loro confronti, sarebbero insomma spazzate via. La presenza di un leader giovane ed energico limiterebbe il margine di manovra dei cortigiani piedillini che si troverebbero così orfani del loro generoso e confuso "mecenate".
Insomma il Bazar berlusconiano conviene a troppi nel seno del PDL, e questi troppi hanno interesse a che questa situazione di anrchico status quo duri il più possibile. Non tanto per paura di una (improbabile) vittoria dell'opposizione quanto per il fatto stesso che un Caligola così che permette tutto a tutti non lo troveranno più da nessuna parte.
Anche per questo, le possibilità che il (non) governo arcorese duri tutti i suoi 5 anni sono decisamente elevate. Lo status quo giova a troppe persone in seno al PDL. Povero paese.
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razzismo assasino
"Queste canaglie non ci odiano per quello che facciamo, scriviamo o diciamo. Ci odiano per quello che siamo. Vittorio Arrigoni corrompeva con i suoi “vizi occidentali” la gioventù mussulmana, e veniva dall’Italia, un “Paese infedele”. Non c’è niente di più simile al razzismo: l’odio nei confronti dell’altro non per quello che fa, né per quello che pensa, ma per ciò che è" [Giovanni Fontana, Il Post]
giovedì, aprile 14, 2011
eurovisione 2011 - il mio pronotisco i miei gusti
Quest'anno mi sono preparato scrupolosamente al festival dell'Eurovisione, che tra l'altro dopo una lunga assenza vedrà il ritorno dell'Italia. Questo il mio giudizio.
Musicalemente parlando ci sono vari pezzi di buona qualità. Il pezzo italiano di Raphael Gualazzi e quello "a capella" dei belgi Witloof Bay, entrambi così jazzy-groovy, son sicuramente fra i migliori. Vanno poi menzionati il pezzo finlandese con un tono intimista neo-cantautorale e quello della cantante svizzera Anna Rossinelli(che voce!). Questi i miei preferiti.
Occhio però anche al vigoroso pezzo rock turco (video in alto) ed a quello danese, che fa tanto stile Travis.
Considerando che fra i criteri che definiscono i vincitori del festival vi è anche la coreografia kitch, meritano una (grande) menzione d'onore l'Irlanda con il pezzo Lipstick. E poi la serba Nina, musicalmente più armoniosa (e meno tamarra) dei gemellini irlandesi. Dico solo che il suo look anni '60 vale largamente il voto.
Bilancio finale: per chi losegue è evidente che il festival nonostante la sua deriva trash sembra conoscere una certa evoluzione musicale, si copiano i gruppi famosi e si seguono le correnti della musica pop più in voga, ma va constatato che musicalmente parlando si migliora davvero. Come dire: un po' meno di strasses e paillettes e più udito.
Su chi scometterei per la vittoria? Sui Danesi, ma anche sui Turchi (deve essere il mio lato rockettaro-mediterraneo), senza però perdere di vista gli altri che ho già menzionato (svizzeri, italiani, belgi e finlandesi). Infine menziono una possibile vittoria a sorpresa dai Balcani (Serbia), ma non ci credo mica tanto (non mi dispiacerebbe però).
una società aperta
Io considero una buona notizia il fatto che un eterosessuale venga eletto presidente di un'associazione in difesa dei diritti gay. C'è chi invece manifesta stupore. Una società aperta e tollerante è a mio avviso una società dove l'uno si prende cura dell'altro indipendentemente dal colore della sua pelle, dalle sue credenze o dal suo orientamento sessuale, quindi una decisione così è un passo avanti. Io ti difendo non per forza perché facciam parte della stessa minoranza, ma perché penso che sei un cittadino i cui diritti vanno rispettati.
mercoledì, aprile 06, 2011
il numero fisso
Ieri ho ricevuto una email di un'amica aquilana. Mi comunicava il suo numero fisso. A Teramo. Dove vive dal 6 Aprile 2009, quando, all'indomani del terremoto, decise di stabilirsi lì con la sua famiglia. Aveva i mezzi per arrangiarsi da sola e lo fece.
Il fatto che l'annuncio del numero fisso mi arrivi proprio a 2 anni dal terremoto, non è un caso: mostra come la speranza di tornare a L'Aquila, inizialmente presente, al giorno d'oggi non esiste più.
La città ferita è oramai in un coma disperatamente profondo. Dove ogni iniziativa viene ostacolata e bloccata, dove la gente viene multata e portata in commisariato se poco poco prova ad avvicinarsi alla propria casa per sistemarla.
La speranza è morta. Il paese è morto. Abbandonandomi ad un impeto melancolico-intimista mi verrebbe da chiudere la mail con quel vecchio grido punk: No future. In L'Aquila. In Italy.
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